GIAN LORENZO BERNINI e il busto di COSTANZA BONARELLI Arte, intrighi e passioni del più grande artista del Barocco italiano

“Per vitalità e presenza, il busto sembra davvero un Rubens di marmo, ma nemmeno Rubens volle rinunciare a rappresentare i suoi congiunti con abiti e pettinature ufficiali: solo Bernini poteva permettersi di utilizzare il preziosissimo marmo e il proprio tempo, ancor più prezioso, per eternare la figura di una donna con i capelli scarmigliati e con la camicia aperta sul seno (…)”

L’artista Bernini. Un gigante dello star system del ‘600

Preparati perché l’affermazione è forte.

Gian Lorenzo Bernini potrebbe essere considerato… la rockstar dell’arte barocca.

Il suono secco successivo a questa affermazione è quello prodotto dallo svenimento dei cultori dell’arte che stramazzeranno al suolo dopo aver ascoltato questa boiata pazzesca.

Eppure, il parallelismo tra lo scultore e architetto barocco e una rockstar o un divo del cinema dei nostri giorni in qualche modo può reggere: proprio come questi ultimi, Bernini raggiunse l’apice del successo ancora in vita, diventando celebre – e ricco – grazie a una carriera artistica fulminante e molto longeva.

Ritratto di Gian Lorenzo Bernini
Gian Lorenzo Bernini#google images

Già da alcuni secoli prima di lui, gli artisti avevano iniziato un percorso di emancipazione che li avrebbe portati, con un po’ di fatica, a scalare le gerarchie sociali.

Michelangelo Buonarroti è un ottimo esempio dell’artista che tratta, se non alla pari, in maniera diretta e schietta con i potenti della sua epoca: per le sue mirabili creazioni è famosissimo non solo nella sua terra natale, la Toscana, ma anche negli altri stati italiani, e questo gli consente una maggiore libertà d’azione. Ancor di più riescono a fare personaggi come Raffaello e Tiziano, che accompagnano la fama con la capacità di accumulare una ricchezza inusitata per qualsiasi artista precedente, che mai si era vista dalla Grecia classica fino al ‘500.

Michelangelo, Raffaello e Tiziano#google images

Ma Bernini, nel secolo successivo, li supera tutti sia per notorietà che per i lauti compensi. E forse mai più un artista sarà così osannato in vita come lo scultore nato a Napoli nel 1598, da padre toscano, scultore come lui.

Sicuramente, oltre alle eccelse capacità artistiche, Bernini ha grandissime doti relazionali. Solo per fare qualche nome, tra i suoi protettori si annoverano il cardinale Scipione Borghese (il celeberrimo “cardinal nepote”), papa Urbano VIII Barberini (uno dei più grandi mecenati della storia dell’arte di tutti i tempi) e i successivi papi che regnarono a Roma durante quasi tutto l’arco del ‘600.

L’artista non ha una bottega ma una vera e propria azienda: gli introiti maggiori gli arrivano dalla scultura, in quanto i nobili dell’epoca sborsano cifre astronomiche pur di avere un busto scolpito dalla sua mano. Ma altri cospicui incassi li riceve come architetto, come scenografo teatrale e come titolare di numerose cariche pubbliche.

Anche se ha operato quasi esclusivamente a Roma per tutta la sua longeva vita professionale – muore ultraottantenne nel 1680 – la sua nomea travalica i confini dello stato pontificio, diffondendosi in Italia e persino oltralpe, fino alle orecchie del monarca di Francia, Luigi XIV, meglio noto ai posteri come il Re Sole.

Tralasciando il parziale fallimento professionale in cui è incappato il Bernini nel suo breve soggiorno parigino, vale la pena raccontarti del viaggio da lui intrapreso da Roma a Parigi, che da solo basta a far capire il successo raggiunto in vita dallo scultore.

Parte alla volta di Parigi nel 1665 – ha già superato i 65 anni – con un seguito numerosissimo di inservienti e con i suoi fedelissimi collaboratori, tutti al soldo del re di Francia. Ad ogni sosta, viene accolto direttamente dai principi e dai signori degli stati e delle città che attraversa. Arrivato a Lione, è direttamente la municipalità a provvedere per il suo alloggio e la sua sistemazione: un servizio reso, prima di allora, solo e soltanto ai principi ed ai nobili.

Giunto finalmente a Parigi, gli viene affidato un interprete personale che ha il compito di redigere il diario quotidiano del soggiorno dell’artista. Il giorno dopo viene ricevuto direttamente dal re e, durante tutta la sua permanenza, Colbert – il potentissimo ministro delle finanze francesi – non gli fece mai mancare le sue attenzioni personali.

Ricchissimo, famoso in tutta Europa, trattato da papi e re come inter pares, Bernini è una vera e propria rockstar ante litteram che domina in lungo e largo l’intera scena artistica barocca.

Un idolo indiscusso!

Il busto di Costanza Bonarelli

Lo scultore toscano è quindi per la sua epoca quella che noi oggi definiremmo una celebrità: notorietà e commissioni pagate a peso d’oro per l’artista Bernini.

Ma Gian Lorenzo è pur sempre un uomo del suo tempo, e la storia ci ha consegnato un episodio memorabile della sua vita, dove passione e gelosia si intrecciano in esiti quasi nefasti.

Un episodio legato ad una donna: Costanza Bonarelli.

Ma prima di raccontarti nello specifico il singolare episodio, ti lascio guardare da vicino il busto marmoreo in cui Bernini ritrae Costanza.

Ammirabile al Museo Nazionale del Bargello di Firenze, senza dubbio questo busto è diverso da tutti i precedenti.

Mai prima di allora un busto era stato scolpito per una funzione non ufficiale. Se ci fai caso, infatti, ti accorgerai che il ritratto della donna non ha nessun tipo di autorità: anzi, al contrario, Costanza è colta nella sua dirompente carnalità, i capelli spettinati, la bocca semichiusa, e la camicetta sgualcita aperta sul petto prominente.

Non solo Bernini non vuole scolpire un busto solenne, ma all’opposto intende immortalare nella pietra la maliziosità che ai suoi occhi la donna promana, una malizia da cui derivarono molti dei guai che videro protagonista il “cavalier Bernino”.

L’uomo Gian Lorenzo, accecato da Costanza

Negli anni ’30 del 1600 Gian Lorenzo, per far fronte alle numerosissime commissioni scultoree, ha predisposto una vera e propria fabbrica d’opere, dove lavorano moltissimi artisti e aiutanti.

Nel 1636, tra questi compare anche il signor Matteo Bonarelli, marito della signora Costanza. Malgrado il matrimonio dei due, tra Gian Lorenzo e la donna cresce la passione e i due diventano amanti.

Ma lo scultore fa una scoperta amara: la signora Bonarelli aveva avviato parallelamente una relazione amorosa anche con Luigi Bernini, uno dei fratelli minori di Gian Lorenzo.

L’artista, venuto a conoscenza del fattaccio e in preda alla furia più cieca, fa sfregiare Costanza da un suo servitore mentre lui personalmente tenta di uccidere il fratello. La madre dei fratelli Bernini, distrutta dal dolore, è costretta a denunciare Gian Lorenzo al cardinal nipote del momento, Francesco Barberini, per salvare la vita all’altro figlio. A questo punto, per interrompere il crescendo di violenza, interviene direttamente il papa Urbano VIII Barberini – sicuramente il più grande estimatore in vita dell’artista.

Il papa non può far altro che perdonare Bernini: se non l’avesse fatto, oggi la fabbrica di San Pietro (per conoscere il progetto della basilica opera di Bramante clicca qui) sarebbe priva di alcune mirabili opere, che il pontefice commissionava di continuo allo scultore.

Ottenuto il perdono del papa, Bernini qualche anno dopo si sposa con un’altra donna.

Costanza è stata dimenticata, ma il suo busto in marmo è sempre lì e ci parla ancora di lei.

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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