I Sassi di Matera: storia, arte e leggende Piccola guida alla Capitale Europea della Cultura 2019

“Non ho figli maschi, Eugenia…

Il nome dei Tramontano morirà con me… Per questo voglio farlo grande questo nome… Il castello testimonierà la mia grandezza, il mio prestigio, anche dopo la mia morte… Sarà grande… e bello, come quelli di Napoli

Nell’anno 1993, l’UNESCO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – dichiarava:

  • i Sassi di Matera ed il Parco delle Chiese Rupestri

patrimonio dell’Umanità in quanto “i Sassi di Matera e il Parco sono un notevole esempio di insediamento rupestre perfettamente adattato al contesto geomorfologico e all’ecosistema attraverso una continuità di oltre due millenni”.

Nell’anno 2014, Matera veniva designata Capitale europea della cultura per il 2019 – prima città italiana del Mezzogiorno a ricevere questo prestigioso riconoscimento dopo Firenze, Bologna e Genova.

Sembrano essere passati secoli da quel 1948 quando Palmiro Togliatti – senza giri di parole – definiva i Sassi di Matera come “vergogna nazionale” e i politici dell’epoca si affannavano nella gara al risanamento dei quartieri popolari della città.

Ma in quegli anni di sfollamenti e ricostruzioni, siamo nel 1964, si levò fortissima una voce fuori dal coro. Era quella di Pier Paolo Pasolini che nel film “Il Vangelo secondo Matteo” riusciva a cogliere, con somma maestria, le peculiarità ambientali e sociali di uno scenario unico al mondo come quello de i Sassi di Matera.

Peculiarità che saranno poi riconosciute dal mondo intero con i successi ottenuti dalla città negli anni recenti.

E andiamole a vedere insieme le meraviglie della città lucana.

Ma prima di iniziare il nostro mini-tour tra i Sassi di Matera, ci immergiamo in un racconto dai tratti epici che ci farà da guida lungo questo percorso tra storia, arte e leggende. 

Tra i Sassi di Matera: storia di tirannicidio e libertà

Tutte le storie che raccontiamo hanno spesso due denominatori comuni: l’amore e l’odio.

E anche questa che stiamo per narrare – una storia che ha come sfondo i Sassi di Matera – sembra trovare nella malafede e nella cattiveria degli uomini la propria ragion d’essere.

Matera, 29 dicembre dell’anno 1514.

Come una furia della natura, un uomo sfonda la porta laterale della Cattedrale di Matera e si fionda nello stretto vicolo che fiancheggia la chiesa.

Ansima. Annaspa. Si dimena come un ossesso.

Ha numerose ferite. Perde sangue copiosamente. Ma lo spirito di sopravvivenza è duro a morire. L’uomo è un valente spadaccino e, spada alla mano, ricaccia valorosamente indietro i suoi aguzzini.

Il vicolo si riempie di una folla urlante che inneggia alla riconquista di una libertà da tempo perduta. E per respirare nuovamente la libertà quasi dimenticata non resta che sopprimere brutalmente il tiranno in fuga.

A pochi passi dal portone della sua dimora, a pochi passi dalla salvezza, Giovancarlo Tramontano, conte di Matera, viene tramortito da un colpo micidiale probabilmente inferto con una roncola – tipico strumento di lavoro contadino.

Oggi il vicolo di Matera dove il conte Tramontano fu assalito si chiama via Riscatto. A simboleggiare la liberazione che il popolo de i Sassi di Matera aveva raggiunto con la soppressione fisica del suo aguzzino.

Ma la storia è andata veramente così?

Giovancarlo Tramontano: la scalata al potere di un uomo qualunque

L’ascesa al vertice di Giovancarlo Tramontano vale la pena di essere raccontata, perché l’uomo era un “semplice borghese” che riuscì a scalare con impeto le gerarchie sociali dell’epoca.

Nato a Sant’Anastasia, vicino Napoli, nel 1450 – sotto il dominio aragonese, l’uomo fu tra i primi borghesi a farsi eleggere nel parlamento di Napoli insieme a nobili e religiosi.

Acuto e intelligente, accompagnò la sua scalata sociale con una sana ambizione che lo portò prima alla nomina di Mastro della Regia Zecca e poi a quella – ancora più importante – di Conte di Matera.

Questa nomina, avvenuta nel 1497, destò scalpore perché i Sassi di Matera dipendevano direttamente dalla Corona e non erano quindi soggetti ai privilegi feudali.

Entrato in città, le cronache ci descrivono il Tramontano come un tiranno assetato di soldi e capace delle peggiori nefandezze.

Fu accusato di voler eliminare l’intera nobiltà locale con una imboscata, di aver schiavizzato i materani per la costruzione del suo castello e di aver introdotto il famigerato ius primae noctis.

Dopo anni di oppressione, il popolo e i nobili materani si unirono per mettere fine a questo scempio trucidando il tiranno senza pietà.

Ma era un uomo davvero così terribile e spietato il nostro Giovancarlo Tramontano?

Era acerrimo nemico del popolo de i Sassi di Matera che opprimeva con tasse inique e un rigido controllo militare?

Oppure dava “soltanto” fastidio alla nobiltà locale in quanto la presenza del conte sul territorio significava quella diretta del Re di Napoli?

Il primo conte di Matera con la sua morte violenta sembra essersi portato nella tomba una serie di interrogativi inquietanti, che a più di 500 anni dal suo trapasso, rimangono ancora aperti.

Certo è che in quanto elemento di disturbo degli interessi di pochi andava eliminato facendolo passare come un violento usurpatore.

I Sassi di Matera: un connubio tra geologia e architettura

Ora lasciamo il conte Tramontano e immergiamoci nel mitico scenario de i Sassi di Matera.

Partiamo dal presupposto che è praticamente impossibile parlare della città lucana senza fare un cenno agli aspetti geologici.

Una componente che, come vedremo, caratterizza fortemente non solo il paesaggio naturale ma lo stesso scenario urbano della città.

Dal punto di vista geologico, il territorio della città lucana è caratterizzato dalla cosiddetta Murgia Materana, costituita da un massiccio basamento calcareo su cui poggiano i più recenti strati di calcareniti – conosciuti anche come tufi e prodotto principe dell’edilizia materana.

Il calcare e la calcarenite sono materiali friabili, decisamente sensibili all’acqua e agli agenti atmosferici.

Pertanto, nel corso dei millenni, il territorio è stato eroso, modellato e plasmato in maniera tanto spettacolare da creare l’insieme di grotte, cavità, forre e valloni che caratterizzano in maniera univoca il paesaggio materano.

La città lucana sorge su uno sperone il cui fianco orientale è stato letteralmente scavato – proprio come un canyon – dal torrente Gravina.

Il tutto crea uno scenario in cui il tempo sembra essersi fermato e in cui geologia e architettura spontanea sono legati in un connubio inestricabile.

Le case scavate nella roccia, i colori tenui dei tufi calcarei e degli edifici costruiti con lo stesso materiale, il paesaggio brullo e a tratti quasi desertico, le forre, le gole e le grotte della Murgia e della gravina materana creano un territorio naturale e antropico senza pari e di una bellezza a tratti disarmante.

La Civita

I Sassi di Matera sono gli elementi principi della città lucana. Ma il territorio costruito è caratterizzato anche da altri scenari urbani altrettanto importanti.

La Civita – a mo’ di acropoli – sorge sul punto più alto dello sperone calcareo su cui si innesta la città lucana.

Da qui si dominano i due anfiteatri naturali in cui si adagiano i Sassi di Matera mentre alle sue spalle, verso est, si apre il burrone mozzafiato della gravina.

L’acropoli è la parte più antica della città lucana, abitata senza soluzione di continuità dall’età del Bronzo ai giorni nostri.

L’elemento caratteristico della Civita è la Cattedrale – dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio – la cui mole in stile romanico-pugliese si staglia inconfondibile sul profilo della città.

Terminata nel 1270, come riportato nell’epigrafe sulla porta del campanile, all’esterno conserva le sue forme architettoniche originali mentre all’interno è stata completamente stravolta nel 1700 secondo i dettami del tardo-barocco.

In tal modo, si è venuto a creare una contrapposizione di forme architettoniche, a tratti spiazzante ma comunque di grande originalità, tra l’esterno romanico e l’interno tardo-barocco.

Il “piano” e il castello Tramontano

Il “piano” – che si sviluppa intorno all’attuale piazza del Sedile – è stato per secoli il centro amministrativo della città.

Nel 1663, Matera diventa sede della Regia Udienza di Basilicata. Tale evento fa affluire in città una nuova classe di funzionari che si insediano nel “piano” facendo di questa zona il centro del potere borghese, in contrapposizione al mondo rurale de i Sassi di Matera, raggiungibili comunque in pochi passi tramite ripide scalinate.

Episodi architettonici di rilievo sul “piano” sono le chiese di San Giovanni Battista e San Francesco d’Assisi e il palazzo Lanfranchi dove si ritrovano, ancora una volta, fusi insieme o separatamente i due stili che contraddistinguono la città lucana: il romanico-pugliese e il barocco.

Dall’altra parte del “piano” – di fronte alla Civita e sempre in posizione sopraelevata – si erge un po’ isolato dal resto della città il famigerato castello Tramontano, con i suoi imponenti torrioni e la fama sinistra legata al conte Giovancarlo che ne volle l’edificazione.

I Sassi

Quelli che comunemente vengono definiti i Sassi di Matera sono i due insediamenti ricavati nelle cavee naturali a nord della Civita, il Sasso Barisano e a sud dell’acropoli cittadina, il Sasso Caveoso.

I Sassi di Matera sono emblema assoluto di quel connubio tra territorio naturale e insediamenti umani: le abitazioni vengono scavate nella roccia e il materiale di risulta viene utilizzato per costruire i vani edificati al di sopra delle grotte.

I due rioni sono uniti da una circonvallazione che, passando sotto la Civita, corre al limite del precipizio sulla gravina.

Con tutte le attenuanti del caso, il popolamento dei due insediamenti si intensifica a partire dalla metà del ‘400.

Proprio in questo periodo, avviene un episodio decisivo per il popolamento de i Sassi di Matera. L’occupazione turca dei Balcani spinge le popolazioni di quelle regioni a trovare rifugio al di qua dell’Adriatico.

Giunti a Matera molti di loro si insediarono nelle grotte dei Sassi tanto che, all’interno del Caveoso, fu necessario “edificare” un nuovo rione noto con il nome di Casalnuovo.

Anche ne i Sassi di Matera le chiese sono tra gli episodi architettonici di maggior rilievo, oltre che testimonianza impareggiabile di un culto popolare che si perde nel tempo.

Nel Sasso Barisano ricordiamo le chiese di Sant’Agostino – a picco sullo strapiombo della gravina, San Pietro Barisano e San Nicola dei Greci.

In quello Caveoso, di fondamentale importanza è la chiesa di San Pietro Caveoso – la comunità parrocchiale più numerosa della città lucana prima dello sfollamento del dopoguerra e anch’essa affacciata sul precipizio.

Le chiese rupestri

Dalla piazza antistante a questa chiesa, alzando la testa si potrà ammirare lo spettacolo unico della chiesa della Madonna dell’Idris. Incastonata scenograficamente nella roccia, è uno degli esempi più mirabili di chiesa rupestre.

Quello delle chiese rupestri è un fenomeno tipico della murgia materana, contraltare religioso del vivere in grotta sperimentato ne i Sassi di Matera.

Si tratta di un numero cospicuo di strutture religiose (circa 150) localizzate tra Matera e l’immediato intorno e oggi ricomprese nel Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano (o Parco della Murgia Materana).

Le chiese rupestri, con la loro storia secolare, coprono un tempo molto lungo che va dall’alto medioevo fino all’Ottocento. Molte sono quelle localizzate direttamente tra i Sassi di Matera, specie al di sotto di chiese edificate successivamente.

Uno dei capolavori assoluti di queste strutture religiose rupestri si trova però al di fuori della città. Si tratta della Cripta del Peccato Originale, una grotta a pochi chilometri da Matera ricavata nell’alveo di un’altra gravina.

La chiesa-grotta presenta un mirabile ciclo di affreschi – una sorta di Cappella Sistina del mondo rupestre – in cui si intrecciano in maniera indissolubile i riti religiosi occidentali con le suggestioni iconografiche provenienti dal mondo orientale.

“I Sassi di Matera sono due, separati da uno sperone: il primo detto Barisano, e un altro detto Caveoso (…) Li domina una strada che corre lungo la cornice. I giri delle strade che vi scendono dentro, come di cerchia in cerchia, suggeriscono ai pigri il facile paragone con l’Inferno dantesco. Con la parete nuda, forata di loculi, che si leva di fronte, questa città del sottoterra alla luce del sole è funeraria e densa di colore nel tempo stesso, e vi formicola una vita incredibilmente fitta”.

Guido Piovene

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