L’Abbazia delle Tre Fontane Architettura sacra e vita monastica nel cuore di Roma

Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, e dopo essere giunto fino all'estremità dell'occidente, sostenne il martirio davanti ai governanti; così partì da questo mondo e raggiunse il luogo santo, divenuto con ciò il più grande modello di pazienza

Abbandoniamo per un momento Caravaggio e continuiamo il nostro viaggio nella sezione “Perdersi a Roma” con:

  • l’Abbazia delle Tre Fontane.

Un luogo un po’ nascosto ma carico di storia e simboli. Un’oasi di tranquillità nel caos della città contemporanea.

Qui possiamo trovare un microcosmo con le sue tradizioni, le sue regole e i suoi tempi. Regole e tempi molto diversi da quelli della città frenetica che scorre intorno al perimetro dell’Abbazia delle Tre Fontane.

Tra poco vedremo insieme i gioielli architettonici di questo luogo di culto e la comunità che abita tra queste mura. Una comunità religiosa dedita con maestria alla produzione di un prodotto speciale.

Ma prima è d’obbligo un salto all’indietro nel tempo per capire perché l’Abbazia delle Tre Fontane sorge proprio in questo posto speciale.

L’Abbazia delle Tre Fontane: storia di un martirio

Roma, anno 67 dopo Cristo.

Siamo sulla via Laurentina, nel luogo detto delle Aquae Salviae. Una località a sud di Roma, esterna alle mura della città.

Un uomo, con la massima naturalezza, porge il suo collo al boia. L’uomo che sta per andare incontro alla morte ha – quasi inspiegabilmente – l’animo sereno e il cuore colmo di gioia.

Il boia non percepisce nulla di tutto ciò. Il suo è un lavoro come un altro. Con un gesto secco e meccanico metterà fine alla vita di un uomo come ha già fatto decine di volte in passato. Il Tribunale ha impartito un ordine preciso e il boia darà seguito a quell’ordine.

Ma di quale terribile colpa si è macchiato l’uomo?

È forse un omicida? Un ladrone? Un nemico capitale dei Romani?

Niente di tutto ciò. Considerando che l’uomo che attende con calma la sua morte è anche cittadino romano.

Semplicemente è un cristiano. Appartiene a quella comunità religiosa che dal medio-oriente si era espansa in tutto il bacino mediterraneo. E lui – prima persecutore dei cristiani e poi nuovo apostolo di questa fede – è stato condannato a morte proprio per aver abbracciato questo credo.

Ma il boia ignora la storia dell’uomo. La sua ascia si abbatte con forza e decisione sul condannato, spezzandogli il collo e la vita ma non la fede e la speranza.

La testa di San Paolo, troncata di netto, cade al suolo e rimbalza tre volte sul terreno.

E proprio nei punti dove la testa tocca terra, immediatamente tre fonti d’acqua iniziano a zampillare dal terreno.

Da quel momento le Aquae Salviae divennero le Tre Fontane e San Paolo (con l’altro martire San Pietro) diventa il padre fondatore della Chiesa cattolica.

l'ABBAZIA delle Tre Fontane e la Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio

Il complesso dell’Abbazia delle Tre Fontane è costituito dai seguenti edifici:             

  • la Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio,
  • la Chiesa di Santa Maria Scala Coeli,
  • e la Chiesa del martirio di San Paolo.

L’Abbazia delle Tre Fontane è raggiungibile dalla trafficata via Laurentina, tramite un percorso alberato che sembra immettere quasi in un mondo parallelo.

Alla fine del vialone, si apre l’Arco di Carlo Magno. Un tempo, le pareti interne erano decorate con un ciclo di affreschi in cui erano raffigurati papa Leone III e Carlo Magno.

Superato l’arco, entriamo nel cuore dell’Abbazia delle Tre Fontane.

Nello slargo dopo l’arco, sulla sinistra si vedono gli edifici dedicati alla vita dei monaci – proprio quei monaci che producono quella prelibatezza che vedremo alla fine del nostro articolo. Sempre sulla sinistra vi è la Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio mentre sulla destra è collocata la Chiesa di Santa Maria Scala Coeli.

La Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio è uno straordinario esempio di architettura cistercense. Una costruzione austera e senza decorazioni ma di una bellezza pura, essenziale e lineare.

La chiesa è preceduta da un portico con tetto sorretto da quattro colonne con capitelli ionici. L’edificio religioso è a croce latina, a tre navate con quella centrale con copertura a capriate. Archi a tutto sesto dividono la navata centrale da quelle laterali che presentano volte a crociera.

L’interno è sobrio ai limiti dell’essenziale ma l’atmosfera quasi rarefatta sembra poterti catapultare da un momento all’altro direttamente nel medioevo.

La chiesa, costruita su un edificio preesistente, venne consacrata da papa Onorio III nel 1221.

La Chiesa di Santa Maria Scala Coeli e la visione di San Bernardo

In prossimità della chiesa abbaziale, all’interno dell’Abbazia delle Tre Fontane troviamo anche la Chiesa di Santa Maria Scala Coeli.

Era il 1138 quando San Bernardo stava celebrando una messa per i defunti proprio in questo luogo. Durante il rito religioso ebbe una visione: una grande scala su cui alcuni angeli portavano in Paradiso le anime dei defunti provenienti dal Purgatorio.

Per ricordare l’accadimento mistico, nel 1582 per opera del cardinale Farnese si ricostruì nelle forme attuali la precedente chiesa medievale. E la chiesa, ancora oggi, è preceduta da una irta scalinata.

La chiesa, a pianta ottagonale, fu progettata dall’architetto Giacomo della Porta. Proprio al di sopra del portale d’ingresso è posta la scritta Scala Coeli tra i gigli, simbolo della famiglia Farnese.

La Chiesa del martirio di San Paolo

Prima di tornare indietro per scoprire il prodotto speciale che esce dalle mani sapienti dei Trappisti, vediamo la terza chiesa del complesso dell’Abbazia delle Tre Fontane.

Lasciandoci alle spalle le prime due chiese del perimetro dell’Abbazia delle Tre Fontane, ci incamminiamo per un piacevole vialetto alberato.

Ala fine della stradina si scorge la Chiesa del martirio di San Paolo: il luogo più sacro all’interno dell’Abbazia delle Tre Fontane.

Proprio qui, secondo la tradizione cristiana, il 29 giugno dell’anno 67 d.C., Paolo venne decapitato. All’interno della chiesa trovano ancora posto le tre fontane nate dai colpi della testa del martire sul suolo, attive fino agli anni ’50 del ‘900.

Ma andiamo con ordine.

La chiesa venne realizzata, su un edificio preesistente, sempre da Giacomo della Porta nel 1599. L’architetto questa volta fu incaricato dal cardinale Pietro Aldobrandini.

Nella chiesa non viene celebrato solo san Paolo ma anche San Pietro. Le statue dei due santi compaiono al di sopra del timpano triangolare del portale d’ingresso. Nell’atrio della chiesa sono presenti due altorilievi: uno che raffigura la decapitazione di San Paolo e l’altro la crocifissione di San Pietro.

Nella navata, l’altare laterale di sinistra è dedicato a San Pietro mentre quello di destra a San Paolo. Vicino all’altare di San Paolo vi è la colonna spezzata a cui, secondo la tradizione, il santo venne legato e martirizzato.

Di fronte all’ingresso ci sono i tre tabernacoli con le tre fontane, poste a uguale distanza tra loro ma a diverse altezze in base al livello del pavimento.

I Trappisti: monaci lavoratori

Non dimentichiamo che l’Abbazia delle Tre Fontane è un monastero in piena e regolare attività. Infatti, accanto alle tre chiese appena descritte troviamo anche gli spazi dedicati alla vita e al lavoro dei monaci.

Tra le mura dell’Abbazia delle Tre Fontane vive una ristretta ma operosa comunità di monaci Cistercensi della Stretta Osservanza (Trappisti).

I Trappisti seguono uno stile di vita semplice e misurato tutto volto alla preghiera e al culto di Dio secondo l’antica Regola di san Benedetto.

In questo contesto, scandito dalla preghiera, un posto di estrema importanza spetta al lavoro – soprattutto di tipo agricolo e manuale.

E in questo contesto che i Trappisti producono, con somma maestria, dei prodotti di qualità elevatissima frutto di secoli di tradizione monastica come olio, miele, cioccolata, marmellate e liquori.

Ma ciò che lascia veramente il segno è la birra. Prodotto direttamente in loco dai monaci, la birra trappista si caratterizza per le sue note fruttate all’eucaliptus – piantato dai monaci per bonificare l’area intorno all’Abbazia delle Tre Fontane.

La birra prodotta all’interno dell’Abbazia delle Tre Fontane nel 2015 ha ricevuto il marchio ATP (Authentic Trappist Product). Un marchio assegnato soltanto a 12 birre in tutto il mondo.

“Il lavoro, soprattutto manuale, offre ai monaci l’occasione di partecipare all’opera divina della creazione e della redenzione, e di seguire le orme di Cristo (…). È nello stesso tempo l’occasione di una fruttuosa ascesi, promuove l’evoluzione e la maturità della persona, favorisce la salute del corpo e dello spirito, e inoltre contribuisce molto alla coesione di tutta la comunità”

(Tratto dalla Costituzione Ordine Cistercense della Stretta Osservanza).

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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