LORENZO GHIBERTI: UN CONCORSO PER LA STORIA Le Porte del Battistero di Firenze

Insieme con gli altri scultori fummo innanzi agli operai di detto tempio. Fu a ciascuno dato quattro tavole d’ottone. La dimostrazione, vollono i detti operai e governatori di detto tempio, ciascuno facesse una istoria di detta porta; la quale storia elessono fusse la immolazione di Isaaach; e ciascuno de’ combattitori facesse una medesima istoria

Oggi ti parlerò di un mitico episodio della storia dell’arte di tutti i tempi:

  • il concorso per la porta del Battistero di Firenze.

Da sempre considerato lo spartiacque del Rinascimento e vinto dallo scultore:

  • Lorenzo Ghiberti.

In quella che fu una competizione serrata ed avvincente e a cui parteciparono altri grandissimi nomi dell’arte dell’epoca.

Dopo la realizzazione di questa porta, Lorenzo Ghiberti ne realizzò un’altra ancora più straordinaria.

Il suo fantastico nome – quello con cui ancora oggi è conosciuta la porta – gli fu affibbiato dal più grande artista di tutti i tempi. Come successe a lui all’epoca, anche noi oggi rimaniamo ancora a bocca aperta di fronte a questo portento di maestria artistica.

Se avrai un pochino di pazienza, scopriremo insieme l’arcano ed il nome “celeste” della porta.

Ma andiamo con ordine e partiamo dal concorso per la porta nord.

Lorenzo Ghiberti e Brunelleschi: un concorso per la storia dell’arte

Firenze, anno 1401.

La ricchissima e potente Arte dei Mercanti di Firenze decide di bandire un concorso per la realizzazione della seconda porta del Battistero di San Giovanni.

Al concorso partecipano sette artisti e fra questi ci sono anche Jacopo della Quercia, Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti. All’epoca dei fatti, i partecipanti sono giovanissimi: Filippo ha 24 anni mentre Lorenzo Ghiberti solo 23.

Nel 1401 questi nomi potevano dire ancora poco ma di lì a qualche anno questi personaggi faranno la storia dell’arte del ‘400. Basti pensare alla mitica impresa compiuta da Brunelleschi nella costruzione della cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore, qualche metro più in là.

Ma torniamo al nostro concorso!

Cosa dovranno realizzare gli artisti chiamati in causa?

Nel tempo massimo di un anno, saranno impegnati ad eseguire una formella in bronzo raffigurante il Sacrificio di Isacco.

Oggi, al Museo del Bargello di Firenze – una accanto all’altra – puoi osservare le formelle quadrilobate di Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti. Ci piace pensare che proprio gli artisti più giovani siano stati i “finalisti” del concorso.

Filippo e Lorenzo: una formella per due

Nella formella di Filippo l’episodio biblico viene narrato in maniera drammatica. Isacco si dimena e cerca di liberarsi dalle mani di Abramo che, a sua volta, sta per sferrare il colpo mortale sul figlio. L’intervento dell’angelo è un intervento materiale, fisico, corporeo perché il messaggero celeste afferra realmente la mano di Abramo, bloccandola nel momento cruciale.

La scena viene completata in basso con dei servitori che sembrano disinteressarsi a quello che sta succedendo sulle loro teste. Intenti nelle loro faccende, le loro figure fuoriescono dalla formella quasi a simboleggiare la ristrettezza dei limiti che l’artista rinascimentale non può più accettare.

Brunelleschi sacrificio di Isacco
La formella di Filippo Brunelleschi (Museo del Bargello)#googleimages

La formella di Lorenzo Ghiberti ha un aspetto più classico. Abramo ed Isacco vengono spostati sulla parte destra della composizione mentre l’angelo, in alto a destra, irrompe nella scena sfondando il piano della formella stessa. Ma questa volta l’angelo non interviene fisicamente, è una presenza puramente simbolica. La sua apparizione basta a far desistere Abramo dall’intento omicida.

Dopo qualche polemica di troppo – come in ogni concorso che si rispetti – l’Arte dei Mercanti concede la palma della vittoria a Lorenzo Ghiberti. Il partecipante più giovane, a soli 23 anni, viene lanciato nell’olimpo dell’arte di tutti i tempi.

La decisione dei Mercanti non deriva da una scelta puramente stilistica e formale. Pesa molto anche una questione funzionale non da poco. Brunelleschi – per la sua formella – ha effettuato quattro distinte fusioni in bronzo mentre Lorenzo Ghiberti plasma la formella con un’unica fusione.

Risultato finale: la formella di Brunelleschi pesa 7 kg in più rispetto a quella di Lorenzo Ghiberti!

Moltiplicando i kg in più per le 28 formelle che avrebbero costituito la porta, capisci come la vittoria di Lorenzo Ghiberti fu dettata anche da una pratica e terrena “questione di risparmio”.

Ghiberti formella
La formella di Lorenzo Ghiberti (Museo del Bargello)#googleimages

23 anni per una porta

Il Battistero di San Giovanni è una sorta di stella polare della città di Firenze. Qui vengono battezzati tutti i cittadini, qui si svolge la vita civile e politica di Firenze. Nell’immaginario collettivo, questo monumento rasenta il mito perché i fiorentini del tempo credevano si trattasse di un edificio costruito durante l’antichità classica. In realtà, era stato edificato “soltanto” qualche secolo prima, in età romanica.

Pensare di indire un concorso per il Battistero e le sue porte poteva anche sfiorare il sacrilego. Ma l’idea dei Mercanti è un vero e proprio colpo di genio. In questo modo si assicurano la partecipazione dei migliori artisti del tempo con un risultato finale che è passato letteralmente alla storia.

Dopo aver vinto il concorso, Lorenzo Ghiberti inizia il suo lavoro di cesello.

La porta nord del Battistero di Firenze viene messa al suo posto nel 1424. Ben 23 anni dopo la data in cui fu indetto il concorso!

Per noi – totalmente assuefatti alla velocità del mondo moderno – 23 anni potrebbero sembrare un tempo infinito. Ma questi sono gli anni che occorrono ad un uomo del ‘400 per eseguire la porta e fondere le singole formelle. Dimostrando, in tal modo, tutta la perizia tecnica e stilistica di cui è capace.

Come la porta già esistente – eseguita da Andrea Pisano nel ‘300 – anche quella di Lorenzo Ghiberti si compone di 28 formelle, tutte di forma quadrilobata.

Le formelle sono disposte in serie di 4 (2 per battente) su 7 file.

Nella fila in basso vengono raffigurati 4 dottori della Chiesa mentre in quella immediatamente superiore i 4 Evangelisti.

Dalla terza fila in basso, partono le formelle raffiguranti scene della vita di Gesù. Si inizia, in basso a sinistra, con l’Annunciazione a Maria e si termina, in alto a destra, con la Pentecoste.

Ghiberti di nuovo in scena

Quando nel 1425 i Mercanti decidono di finanziare l’ultima porta del Battistero, non indicono nessun nuovo concorso. Visto lo splendore della porta già eseguita, la scelta cade in automatico su Lorenzo Ghiberti che è ormai artista affermato nella Firenze di quegli anni.

E nell’esecuzione della seconda porta Lorenzo Ghiberti ha mano libera a livello sia compositivo che iconografico.

Elimina immediatamente la forma quadrilobata delle formelle, troppo desueta per i nuovi tempi. E il numero di queste viene ridotto da 28 a 10: ognuna di essa ha una semplice ma efficace forma quadrata.

Ha libertà di ideazione anche nella scelta dei temi e Lorenzo Ghiberti si dedica a scene tratte dal Vecchio Testamento. Riproponendo anche il sacrifico di Isacco con un angelo che riporta alla mente subito quello concepito da Brunelleschi nel 1401.

Anche in questo caso i tempi di esecuzione non sono rapidissimi: la porta viene consegnata nel 1452.

Lorenzo Ghiberti muore nel 1455. Gran parte della sua carriera artistica fu consegnata alla realizzazione delle due porte. Dal 1401 al 1452 – più di 50 anni di impegno, talento e dedizione costante.

50 anni di ossessione artistica per concepire e donare all’umanità due capolavori assoluti.

Un’ossessione vera che Lorenzo Ghiberti non ha mancato di eternare nei suoi capolavori, auto raffigurandosi in entrambe le porte. In tal modo, l’artista sottolineava per i posteri la sua funzione creativa ed intellettuale. Non dimentichiamo che Lorenzo Ghiberti fu uno dei primi a tentare di scrivere una storia dell’arte all’interno dei suoi Commentari.

Autoritratto di Lorenzo Ghiberti su una delle porte#googleimages

Una porta per… un luogo celeste

La seconda porta realizzata da Lorenzo Ghiberti – che è la terza ed ultima del Battistero – supera per grazia e splendore anche la precedente.

Ancora un pochino e scopriremo il nome di questo capolavoro. E scopriremo chi decise di “battezzarla” col nome con cui è nota ancora oggi al mondo intero.

L’ultima porta di Lorenzo Ghiberti prese posto nel luogo più solenne in assoluto perché venne piazzata di fronte al Duomo di Santa Maria del Fiore.

Va precisato che oggi le tre porte del Battistero – per evidenti ragioni di tutela – sono conservate all’interno del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Mentre sul posto sono state montate delle copie fedeli alle originali.

Ma insomma qual è il nome dell’ultima porta eseguita dal nostro eroe? La porta è talmente bella che dà accesso ad un luogo celeste, ad una dimensione ultraterrena.

Si chiama Porta del Paradiso ed il nome gli fu dato – a detta di Giorgio Vasari – da Michelangelo Buonarroti, il sommo artista del Rinascimento.

“E ben debbe essere veramente lodato Lorenzo, da che un giorno Michelagnolo Buonarroti, fermatosi a veder questo lavoro, sopraggiuntolo uno amico suo, li dimandò quel che gniene pareva, e se queste porte eron belle. Rispose Michelagnolo: Elle son tanto belle che elle starebbon bene alle porte del Paradiso”.

(Giorgio Vasari)

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Pablo Picasso

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