MONTONE Storia di un Capitano di Ventura che voleva fare l’Italia (almeno in parte)

Uno scorcio di Montone#googleimages

L’Aquila, giugno 1424.

Sotto le mura della città, viene ferito gravemente uno dei più grandi e spavaldi condottieri dell’epoca. Pochi giorni dopo, rifiutando qualsiasi cura, muore stoicamente Braccio da Montone – e con lui il sogno di poter unificare buona parte dell’Italia centrale sotto un cappello che non fosse quello della Chiesa e del papa.

Andrea Fortebracci, passato poi alla storia come Braccio da Montone, nacque a Perugia nel 1368 da una famiglia che aveva uno strettissimo legame con il borgo di Montone – fino ad un secolo prima feudo della famiglia Fortebracci che vi conservava ancora notevoli possedimenti.

Inserito alla perfezione in quel sistema che vedeva i condottieri trasformarsi in signori di fatto di interi territori dell’Italia dell’epoca, Braccio – dopo aver furoreggiato in lungo ed in largo nella “Marca” – viene posto dal papa a capo della città di Bologna. Poco dopo, siamo nel 1416, riesce a conquistare Perugia e buona parte dell’Umbria.

Da quel momento la sete di potere e di espansione di Braccio sembra non fermarsi più, ma sarà costretto ben presto a fare i conti con il nuovo papa Martino V. Il pontefice, eletto nel 1417, è fortemente deciso a riconquistare l’Umbria per ricondurla sotto l’egida papale.

Un primo tentativo di conciliazione tra il papa ed il condottiero si ha nel 1420, quando Braccio riceve da Martino V il vicariato su tutti quei territori in cui il capitano di ventura esercitava il suo potere. Con questa mossa politica l’Umbria tornava, almeno nominalmente, tra i territori nella disponibilità dello stato pontificio.

Ma il ruolo di “vicario” andava stretto a Braccio che nel frattempo – con altre azioni ardite – riuscì a conquistare alcuni feudi in Abruzzo e addirittura il principato di Capua.

A questo punto, il “regno” di Braccio comprende Perugia e l’Umbria, gran parte de la “Marca”, alcuni “castelli” abruzzesi e Capua. Quando Braccio punta alla conquista dell’Aquila, Martino V si decide a spezzare definitivamente il suo dominio e il suo fervore: il condottiero è diventato ormai troppo pericoloso per la sopravvivenza dei domini del papa.

Nella decisiva battaglia del giugno 1424, combattuta sotto la cinta muraria che circonda la città abruzzese, Braccio da Montone perde la vita e con la sua morte violenta il suo “Stato” si dissolverà in un batter d’occhio, essendo scomparso per sempre il suo nume tutelare.

La figura di Braccio è legata a doppio filo con Montone, splendido borgo arroccato su un colle nel territorio umbro della Valtiberina, dove il condottiero visse molti anni della sua vita travagliata e avventurosa.

Da non perdere è la chiesa trecentesca di San Francesco, con convento annesso. Il complesso religioso sorge nella parte più alta del comune di Montone, nel rione conosciuto con il nome di Borgo Vecchio. La chiesa, a navata unica con abside poligonale e copertura a capriate, presenta numerosi e preziosi affreschi ed è oggi il perno centrale del museo civico del borgo.

Aggirandosi tra le stradine di Montone con in mente l’incredibile storia di Braccio – in questo scrigno medievale perfettamente conservato – sembrerà facile immaginarsi le gesta del condottiero che partendo da un colle dell’Alta Valle del Tevere cercò di conquistare (o unire?) gran parte delle regioni del centro-Italia.

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