PESCOCOSTANZO Storia della poetessa amica di Michelangelo e della vendita del suo feudo

Uno scorcio di Pescocostanzo#googleimages

Ischia, dicembre 1509.

Nel Castello Aragonese dell’isola va in scena un matrimonio fastosissimo che a livello strategico vede l’unione di due importanti famiglie nobiliari di quel periodo.

A differenza della stragrande maggioranza dei matrimoni combinati, i due rampolli si ameranno di un amore sincero e rimarranno sempre uniti per il resto della loro vita.

Malgrado il giorno di festa, la giovane donna ha il viso velato dalla tristezza. Sa che il marito è destinato ad una vita di guerra e di combattimenti che lo porteranno per anni lontano dal suo cuore e dai suoi occhi.

La donna è Vittoria Colonna, celebre poetessa e amica personale del grande Michelangelo Buonarroti nonché rampolla della famiglia Colonna. L’uomo è Ferdinando Francesco d’Avalos – noto come Ferrante – marchese di Pescara e prode condottiero dell’epoca.

Il mestiere d’armi prevede gloria e ricompense ma anche un esborso di denari continuo per foraggiare truppe e campagne militari. Proprio per aiutare l’amato marito che nel frattempo aveva impegnato molti dei suoi averi, nel 1521 Vittoria Colonna si vide costretta contro la sua volontà ad alienare il feudo di Pescocostanzo – ereditato soltanto un anno prima alla morte del padre Fabrizio Colonna.

Ma come spesso accade, i soldi non risolvono sempre tutto e malgrado i successi ottenuti sui campi di battaglia – Ferrante morì a soli 35 anni nel 1525 lasciando Vittoria nello sconforto più totale fino alla fine dei suoi giorni.

Per una serie di motivi legati alla politica “internazionale” dell’epoca, Vittoria poi rientrò in possesso del feudo di Pescocostanzo stabilendo un rapporto sincero e duraturo con i fieri abitanti del borgo abruzzese.

Il borgo si adagia alle pendici del Monte Calvario, in un paesaggio di grande pregio dal punto di vista naturalistico essendo ricompreso nel Parco Nazionale della Maiella.

Il borgo di Pescocostanzo è ancora oggi uno dei centri abitati più alti dell’Appennino, posto a quasi 1.400 metri sul livello del mare. La posizione in quota non è stata di ostacolo ad una espansione urbana ordinata e pianificata – specie sotto il governo di Vittoria Colonna.

La terribile ferita del terremoto del 1456 venne presto sanata con una ricostruzione pregevole mentre nel 1774 Pescocostanzo si affranca dai privilegi feudali diventando libero comune.

Dal punto di vista storico-artistico – oltre il caratteristico abitato e l’impianto urbano – sono molte le architetture sia civili che religiose degne di note. Tra le tante, ci piace osservare i progetti ideati da Cosimo Fanzago – architetto e scultore estroso e molto attivo a Napoli tra i grandi interpreti della stagione artistica del ‘600.

Qui nel borgo di Pescocostanzo si può ammirare la chiesa di Gesù e Maria, dove Fanzago ha ideato lo strepitoso altare maggiore e il chiostro dell’annesso convento.

Sempre a firma di Fanzago è il palazzo del Municipio (conosciuto come palazzo Fanzago), ricavato dall’ex Monastero di Santa Scolastica e caratterizzato dalle sei nicchie cieche con decorazioni decisamente barocche.

Ultimo cameo, tra i tanti presenti nel borgo, è la collegiata di Santa Maria del Colle fondata nel medioevo, interamente ricostruita dopo il terremoto del 1456 e arricchita all’interno da una miriade di opere dal grande valore artistico.

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Pablo Picasso

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