SAN LEO Storia di un mago-conte e della sua fortezza-prigione

La Rocca di San Leo#googleimages

Fortezza di San Leo, 26 agosto 1795.

Richiuso da anni nell’inespugnabile Fortezza del borgo romagnolo, muore tra gli stenti uno degli uomini più chiacchierati, discussi e controversi dell’intero Secolo dei Lumi: il Conte di Cagliostro!

Impostore, truffatore, lenone o illuminato, saggio e scienziato? Sicuramente massone, mago ed alchimista. La sua figura è avvolta nel mistero, per decenni al centro della cronaca (anche nera) dell’Europa intera.

Parte da lontano la vita avventurosa del nostro massone.

Cagliostro nasce a Palermo nel 1743, con il nome di Giuseppe Balsamo. Abbandonata in giovane età la vita monastica, inizia il suo peregrinare tra le grandi città italiane prima ed europee poi. Fugge a Roma, dove sposa Lorenza Feliciani. In seguito si sposta a Napoli, e da lì spicca il volo verso Londra per poi passare in Russia e in altri lidi dell’est Europa.

Ovunque vada Cagliostro porta con sé trambusto e scompiglio nell’opinione pubblica, trovando però anche protezione presso i potenti del tempo.

Con la truffa della collana, ordita a Parigi e che a diverso titolo vede coinvolta addirittura la regina Maria Antonietta, passò il segno e venne imprigionato nella Bastiglia insieme alla moglie. Tornato libero, riparò a Londra per poi ritornare in Italia e a Roma. Ma con la diffusione del “rito Egiziano” da lui propiziato, si tirò addosso gli strali della Chiesa che non tardò a colpirlo.

Negli ultimi giorni dell’anno 1789, per ordine di papa Pio VI, viene imprigionato a Roma in Castel Sant’Angelo. In questa situazione tragica, anche la moglie lo abbandona, ma dopo aver abiurato alle sue tesi il papa decide di commutare la pena di morte nel carcere a vita.

Per la prigionia perenne di Cagliostro venne scelta la rocca di San Leo – lo splendido borgo romagnolo, possedimento dello Stato della Chiesa ma lontanissimo da Roma.

A quel tempo la fortezza era un carcere di massima sicurezza. Dopo che si sparse la voce della notizia di una possibile fuga del Conte, propiziata da alcuni suoi adepti, Cagliostro venne spostato nella famigerata “cella del Pozzetto”: una sorta di loculo dalle dimensioni di circa 3 metri per 3, a cui si accedeva unicamente tramite una botola posta nel soffitto.

In questa situazione ai limiti dell’umano, Cagliostro resistette per più di quattro anni per poi morire all’età di 52 anni a causa di un colpo apoplettico. Ma la fama e l’aura nera di Cagliostro non morirono di certo con lui. Molti dicono di averlo incontrato, dopo la sua morte, a passeggio tre le possenti mura della fortezza.

Una fortezza scenograficamente adagiata sulla parte più alta dello sperone roccioso su cui si innesta San Leo. Da qui sopra si domina la valle sottostante in cui scorre il fiume Marecchia.

San Leo, un tempo nota con il nome di Montefeltro, durante il ‘300 ed il ‘400 è passata molte volte di mano tra la famiglia dei Malatesta e quella dei Montefeltro. Nel 1441, il futuro Duca di Urbino Federico da Montefeltro riconquista la Rocca e dopo qualche anno – siamo negli anni ’70 del ‘400 – incarica il grande architetto/ingegnere Francesco di Giorgio Martini di redigere un “progetto moderno” per la fortezza.

Una fortezza che in tal modo diventerà inespugnabile e da cui nemmeno il mago Cagliostro riuscirà ad evadere (almeno non da vivo).

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Pablo Picasso

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