Un viaggio… a piedi: da Trieste direzione Istria Recensione del libro: “A Piedi” di Paolo Rumiz

Avevamo lasciato Paolo Rumiz alla ricerca del tracciato autentico della regina viarum – l’Appia. Lo ritroviamo in solitaria, tra le strade dell’Istria, in un libro conciso ma autentico come il suo cammino.

“A Piedi” di Paolo Rumiz è un ricco libricino da leggere tutto d’un fiato. Nelle sue pagine sono condensati tutti gli elementi necessari per il viaggiatore anzi per colui che si incammina a piedi nelle strade del mondo.

Troviamo il viaggio, il mare, le stelle, l’attraversamento del confine, l’incontro con “l’estraneo”, l’elogio dei piedi e del camminare.

Un atto eversivo come il camminare a piedi cura molti dei malesseri dell’uomo contemporaneo: “camminare rischiare la mente, conforta il cuore e cura il corpo”.

Camminare in solitaria per poi scoprire una umanità nuova ad ogni angolo: questo è il viaggio contenuto nelle pagine di “A Piedi” di Paolo Rumiz.

“Un mattino di settembre presi il sacco e uscii di casa senza voltarmi indietro. La mia meta stava a sud, un sud così perfettamente astronomico che sarebbe bastata la bussola a raggiungerlo. Era la punta meridionale dell’Istria, un promontorio magnifico sui mari ruggenti di Bora, regina dei venti d’inverno, e di Maestrale, che è il più glorioso dei venti d’estate”.

a piedi di paolo rumiz

“A Piedi” di Paolo Rumiz: da Trieste in giù

“A Piedi” di Paolo Rumiz prende il via da Trieste, la città dello scrittore.

Trieste è di per sé una città di limite, una città di frontiera. Una città che per secoli ha ammaliato abitanti e viaggiatori mentre sopra la sua testa cambiavano continuamente le bandiere. Austria, Italia, Jugoslavia e poi ancora Italia.

E ancora oggi la città non ha perso questo senso di limite che però è allo stesso tempo un senso di prossimità verso l’Oriente vicino. Come dice lo stesso autore, ci vuole solo mezz’ora di bicicletta per superare la frontiera partendo dal centro di Trieste. E da lì superata la prima frontiera con la Slovenia, la seconda con la Croazia è a portata di schioppo anche quella.

“Due frontiere in uno spazio così piccolo, mi direte, non è cosa normale. Il fatto è che dalle mie parti le linee che separano i popoli con sbarre e dogane si aggrovigliano in modo demenziale. La mia è una terra inquieta, e nell’ultimo secolo i suoi confini si sono spostati in continuazione…”:

Il tragitto compiuto tra le pagine di “A Piedi” di Paolo Rumiz parte da Trieste e punta a sud. Il sud dell’Istria, lì dove inizia il mare.

E l’Istria, come ogni territorio di confine che si rispetti, condensa al suo interno una miriade di altri microcosmi. Storici, geografici, naturalistici o semplicemente umani.

“In Istria si incontrano tantissime cose. Due mondi, le Alpi e il Mediterraneo; tre lingue, italiana, slovena e croata; e i segni forti di tre dominazioni: Roma, che ha lasciato tra l’altro una grandiosa arena nella città di Pola; Venezia, che per secoli in Istria ha avuto basi commerciali costiere (…); e infine l’impero d’Austria, che su quella penisola strategica ha costruito porti e ferrovie ancora in funzione (…)”.

“A Piedi” di Paolo Rumiz: sette tappe per sette giorni

“A Piedi” di Paolo Rumiz è un tragitto di sette tappe in sette giorni da Trieste a “Capo Promontore” (Premantura in croato) – al limite sud dell’Istria.

Un viaggio come quello raccontato in “A Piedi” di Paolo Rumiz, in solitaria e di più giorni, è un mix di ispirazione momentanea e attenta pianificazione. L’ispirazione ad incamminarsi, come sottolinea l’autore, avviene sempre “nelle stagioni di mezzo, aprile-maggio o settembre-ottobre”. E se si può partire da un momento all’altro lasciandosi dietro senza ripensamenti la porta di casa, alcuni particolari vanno necessariamente programmati.

Sicuramente le scarpe, vanno bene quelle ampiamente usate e già collaudate per tale utilizzo. Un paio di scarpe nuove potrebbero essere la rovina del camminatore e dei suoi piedi. E poi cibo calorico, acqua, spazzolino da denti e anche un siero antivipera.

Non può mancare un taccuino dove annotare pensieri e impressioni, incontri e luoghi: “non esiste viaggio senza scrittura. Se camminate, poi, vi pruderanno le mani dalla voglia di buttare giù qualche appunto”.

Si può fare a meno anche della tecnologia, quella più invasiva almeno. E forse si può lasciare da parte anche il GPS e fare affidamento ad una vecchia ma affidabile mappa di carta.

“E poi, lo imparerete presto, una persona talvolta ha anche il diritto di perdersi, di far sparire le sue tracce. Con quell’aggeggio, invece, non avrete mai sorprese. Soprattutto, non sentirete mai il bisogno di chiedere la strada a nessuno, e questo non va affatto bene, perché i viaggi si fanno non solo per vedere luoghi ma anche e soprattutto per incontrare persone”.

La prima e l’ultima tappa

Il viaggio “A Piedi” di Paolo Rumiz prende il via da Prebenico, un piccolo borgo triestino a pochi chilometri dal confine. Siamo subito in Slovenia, forse nella parte più dura e aspra dell’Istria – quella del Gran Ciglione.

“L’Istria è come una grande scalinata in direzione sudovest, e quello del Gran Ciglione è lo scalino più impressionante, con un dislivello di due, anche trecento metri”.

Qui regna la Bora, il terribile vento proveniente da nordest che è capace di ribaltare tutto quello che trova sul suo passaggio.

Il primo giorno di “A Piedi” di Paolo Rumiz si conclude a Gracischie, e siamo quasi in vista del confine con la Croazia.

E poi via in “discesa” direzione mare: Montona, Antignana, Canfanaro, Valle e Fasana. Le tappe del viaggio “A Piedi” di Paolo Rumiz tagliano l’Istria perfettamente in due, come una freccia puntata sul sud della penisola.

Paesini, borghi, paesaggi incontaminati dove si incontra una popolazione sempre ospitale nei confronti del camminatore solitario. Dove sloveni e croati hanno sempre una seconda parola di conforto in dialetto veneto per il viaggiatore che viene a piedi da Trieste.

Soltanto nell’ultima tappa di “A Piedi” di Paolo Rumiz, l’autore si imbatte in una città più grande: Pola con il suo anfiteatro romano. Ma dopo giorni nella campagna non c’è spazio per lo smog della città. L’idea è quella del mare e di tuffarsi nell’Adriatico da Capo Promontore.

“Viaggiare verso un promontorio è un po’ come la vita. Lo spazio si restringe ai due lati della strada, e hai sempre meno strade da scegliere. Ma il gusto del cammino e degli incontri aumenta nel conto alla rovescia verso il mare. Le esperienze fatte lungo il cammino aiutano a godere ogni minuto da vivere che resta. E alla fine c’è il viaggio supremo, il grande salto nell’ignoto”.

O semplicemente un tuffo nel mare!

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Pablo Picasso

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