Il Tempio di Possagno del Canova Il Pantheon di tutte le arti… in provincia

Il Tempio della Trinità fu concepito come opera d’arte totale: Canova era responsabile dell’architettura, della scultura e dei dipinti

Con questo articolo facciamo un’incursione nel Neoclassicismo.

E ci spingiamo in un piccolo paese della provincia di Treviso circondato dai monti. Qui, su un’altura che domina il centro abitato, si erge in tutta la sua purezza architettonica:

  • Il Tempio di Possagno del Canova.

Antonio Canova fu senza dubbio tra gli esponenti più celebri di quella corrente artistica nota appunto come Neoclassicismo, sviluppatasi a cavallo tra ‘700 e ‘800.

Lo scultore, secondo la vulgata, fu l’ultimo grande artista nato nella penisola.

Un divo ante litteram, una celebrità assoluta in vita.

Veniva accolto come una star in tutti i centri di potere dell’epoca e nelle grandi capitali europee. A Roma come a Parigi, a Londra come a Venezia.

Eppure, Antonio non dimenticò mai il suo paese natale. A Possagno nacque nel 1757, qui crebbe in compagnia del nonno paterno e qui tornò tante volte nel corso della sua vita.

E per il suo paese ideò l’incredibile monumento che a breve scopriremo: il Tempio di Possagno del Canova.

Il Tempio di Possagno e il Canova

Il rapporto tra il Tempio di Possagno e il Canova è indissolubile.

Siamo di fronte ad un’opera d’arte totale. Qui le tre discipline principali trovano un compimento unitario sotto la direzione artistica del grande scultore.

  • L’architettura: sintesi sublime della tradizione costruttiva sia greca che romana.
  • La scultura: con la tomba che oltre a ospitare i resti mortali dello stesso Canova, accoglie anche una figura fondamentale della sua vita.
  • La pittura: con la grande pala d’altare sempre opera di Canova che nel tempo libero si dilettava anche coi pennelli.

Ma prima di conoscere i segreti del Tempio di Possagno del Canova, facciamo un passo indietro. Quando Antonio era solo un bambino, lì dove storia e mito si mescolano.

Lì dove nasce la leggenda dell’artista.

La leggenda di un artista chiamato Antonio Canova

Asolo, qualche anno dopo il 1757.

È solo un bambino Antonio quando, calzoni corti e mano nella mano del nonno Pasino, varca la soglia dell’imponente villa del senatore veneziano Giovanni Falier.

Il nonno di Antonio in quegli anni è di casa qui ai Pradazzi d’Asolo. Pasino è un tagliapietre e un discreto scultore e lavora all’abbellimento della villa del senatore.

Il giorno in cui Antonio sale alla ribalta delle cronache è in corso una cena di rappresentanza nella villa. Nobili e personaggi illustri calcano i saloni della dimora del Falier.

Ma in cucina qualcosa va storto. La servitù è in preda al panico perché manca un centrotavola degno di nota.

La governante però non si perde d’animo. Ha visto più volte il piccolo Antonio modellare l’argilla di Possagno e trasformarla in piccole meravigliose sculture.

Prende da parte il piccolo Antonio e gli chiede di modellare, proprio come se fosse argilla, un panetto di burro. Forse la governante gli suggerisce anche il soggetto o forse è il nonno Pasino a dire al nipotino di omaggiare i nobili veneziani.

Fatto sta che qualche decina di minuti dopo, il panetto di burro grazie al lavorio delle piccole mani di Antonio si è trasformato in un incredibile Leone di San Marco con tanto di ali spiegate.

Quando l’opera viene portata a tavola, la meraviglia è enorme e gli invitati non possono credere ai loro occhi.

Il senatore Falier chiede immediatamente spiegazioni. La governante gli riferisce che quel piccolo capolavoro è stato plasmato dalle manine di Antonio Canova.

Falier è incredulo ma i suoi occhi brillano di gioia. In quello stesso momento decide di finanziare coi suoi denari la formazione di scultore del piccolo Antonio.

È in quel momento che Antonio Canova diventerà il più grande scultore del suo tempo.

Antonio Canova, Possagno e la famiglia

Con buona approssimazione, questo racconto è frutto della fantasia dei posteri che hanno contribuito a tramandare la leggenda dell’artista.

Invece, il Tempio di Possagno del Canova è il punto di arrivo tangibile di una storia che lega indissolubilmente lo scultore al suo paese natale e alla sua famiglia.

Antonio nacque a Possagno nel 1757 e rimase orfano del padre Pietro a solo quattro anni.

Dopo qualche tempo, la madre Angela Zardo si risposò e si trasferì nella non lontana Crespano. Ma Antonio rimase a Possagno col nonno paterno. Pasino Canova era un personaggio dal carattere estroso ma anche un valente tagliapietre.

Così Antonio fu sin da piccolo permeato dai valori della scultura, arte in cui si cimentò prestissimo con capacità assoluta.

Oltre al nonno nei primi anni di vita, l’altro familiare fondamentale nella vita dello scultore fu il fratellastro. Giovanni Battista Sartori, nato dal secondo matrimonio della madre di Antonio, fu uomo di chiesa e segretario personale dell’artista per tutta la vita.

E anche lui, come vedremo alla fine dell’articolo, è sepolto nel Tempio di Possagno del Canova – in una tomba che eterna i valori della famiglia e dell’amore fraterno.

Vediamo ora come nacque l’idea di costruire il Tempio di Possagno del Canova e le fasi iniziali del cantiere di questa opera d’arte totale.

Il Tempio di Possagno prende forma

Antonio è una celebrità del suo tempo. Abita e lavora a Roma.

Riceve incarichi da papi e principi e si muove con disinvoltura tra “incarichi politici” passando indenne dal periodo napoleonico a quello della Restaurazione.

Già nel 1812 ha una prima idea per erigere una grande chiesa nel suo paese natale. Ma i tempi ancora non sono maturi per vedere realizzato l’edificio sacro.

Qualche anno dopo, con l’ausilio di validi architetti dell’epoca, il Tempio di Possagno del Canova inizia a prendere forma almeno sulla carta.

Ma per la realizzazione di questa ardita opera è richiesto uno sforzo economico e materiale da parte di tutti, sia di Antonio che della comunità di Possagno.

Lo scultore è raggiante quando l’undici luglio del 1819 alla presenza di tutti i cittadini viene posata la prima pietra del Tempio di Possagno del Canova.

L’artista non vedrà mai compiuta la sua creatura perché morirà nel 1822. Sarà il fratellastro Giovanni Battista Sartori a portare a termine il Tempio di Possagno del Canova che verrà consacrato nel 1832.

A livello architettonico, l’opera si erge su una altura da cui si domina tutto il centro abitato. Formalmente, il Tempio di Possagno del Canova è il connubio perfetto tra architettura greca e romana.

La chiesa è costituita da due elementi principali. Il primo è il pronao con doppia fila di otto colonne doriche sormontate da una trabeazione che riprende proporzioni e atmosfere del Partenone.

Il secondo elemento è il corpo retrostante sormontato da una imponente cupola emisferica che riporta alla mente la maestosità del Pantheon di Roma.

I due edifici emblematici dell’architettura classica sono uniti in un unico edificio sacro. Ma nel Tempio di Possagno del Canova si fondono filologia e forme geometriche pure in linea con le ricerche architettoniche più avanzate del Neoclassicismo.

Pittura e scultura per l’opera d’arte totale

Se la mole architettonica e l’ubicazione del Tempio di Possagno del Canova lasciano senza fiato, anche le altre arti sono splendidamente rappresentate all’interno della chiesa.

L’altare centrale è sormontato da una pala eseguita da Canova stesso e terminata poco prima della sua morte. Si tratta della Deposizione di Cristo dalla Croce.

È un’opera intima e potente allo stesso tempo. Nella disperazione assoluta per la morte del Cristo, in cui anche gli angeli piangono disperati, si intravede un segno di speranza.

È la Madonna che alza le braccia al cielo per indirizzare la sua preghiera a Dio che appare in alto e che sta per accogliere il figlio che tra poco risorgerà dalle tenebre della morte.

Trattandosi del più grande scultore del suo tempo, nel Tempio di Possagno del Canova non poteva mancare un’opera scultorea degna di nota.

Si tratta del monumento funebre in cui sono conservate le spoglie mortali di Antonio Canova. Davanti al monumento, nella parte destra, si trova un imponente busto-autoritratto dello scultore eseguito nel 1812.

Sull’altro lato, invece, per mano di un allievo dell’artista vi è il busto del fratellastro di Antonio Canova.

Quel Giovanni Battista Sartori che si fece carico di terminare i lavori del Tempio di Possagno del Canova. E che condivide con lui la tomba e il tempo dell’eternità così come accompagnò fedelmente in vita l’amato fratello.

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“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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