ARTEMISIA GENTILESCHI: ARTE e VITA 3 pittori, 1 violenza inaudita ed 1 quadro terribile

Et perché, Beatissimo Padre, questo è un fatto così brutto et commesso in così grave et enorme lesione et danno del povero oratore et massime sotto fede di amicitia che del tutto si rende assassinamento

Oggi parliamo di:

  • Artemisia Gentileschi.

Quasi sicuramente l’artista donna più famosa della storia o comunque la prima pittrice a raggiungere in vita un livello di fama elevatissimo.

Donna coriacea ed eccelsa pittrice, vissuta in una epoca difficile e cresciuta in una città piena di pericoli ed insidie. Come poteva essere Roma a cavallo tra il ‘500 e il ‘600.

Una Roma che all’epoca vedeva le sue strade solcate da schiere di artisti importanti ma anche da tantissimi manigoldi ed attaccabrighe.

La cosa singolare è che molto spesso i pittori – specie durante il loro “tempo libero” – rientravano nei gruppi dei piantagrane. E il passo per trasformarsi in criminali di strada a volte era molto breve.

La nostra Artemisia Gentileschi vive in questo ambiente insicuro e malsano. La lotta per l’affermazione artistica non è stata certo una passeggiata per lei, malgrado l’immenso talento dimostrato già in giovane età.

Sono 3 gli artisti che – per motivi nettamente diversi tra loro – hanno inciso sulla carriera pittorica di Artemisia Gentileschi e sulla sua vita.

Andiamo alla scoperta di questi tre personaggi e di Artemisia Gentileschi!

Artemisia Gentileschi: cronache di un processo

Roma, anno 1612. In un’aula del tribunale dello Stato Pontificio.

È in corso il processo per un crimine immondo: si sta giudicando la violenza carnale perpetrata ai danni di una ragazza giovanissima.

Viene chiamato a testimoniare il padre della vittima. È un uomo combattuto quello che parla davanti ai giudici. Soffre per il dolore della figlia, che da sempre protegge in maniera quasi ossessiva. Ed è in profonda collera con il carnefice, suo amico e collega di lavoro.

Come ogni padre sulla faccia della terra, Orazio Gentileschi – noto pittore della Roma del tempo – vuole giustizia per sua figlia.

L’orrore provato dalla fanciulla mette a dura prova Orazio perché da sempre il suo studio è un porto aperto a tutti gli artisti della città. È proprio lì che sua figlia è stata violata da un altro pittore che fino a pochi giorni prima lavorava fianco a fianco con Orazio.

Il pittore messo alla sbarra per uno dei processi più noti della storia dell’arte, è Agostino Tassi – raffinato autore di paesaggi. Il suo nome era molto noto tra le famiglie nobiliari dell’epoca che non gli facevano mancare laute commissioni.

Ma Agostino nella vita privata non è certo un modello da seguire. Frequenta sovente i tribunali, conduce una vita al di sopra delle sue possibilità, per anni ha una relazione acclarata con la sorella della moglie.

Malgrado ciò, Agostino ed Orazio intessono una proficua collaborazione artistica: Orazio si fida di Agostino. A tal punto da consegnare nelle sue mani anche la formazione della figlia, a cui il paesaggista dà lezioni di prospettiva.

Artemisia Gentileschi – figlia e discepola di Orazio – è l’unica tra i suoi figli a seguire con trasporto le orme paterne. Con le sue opere magistrali saprà ritagliarsi un posto di primo piano nella storia dell’arte di tutti i tempi.

Agostino Tassi: pittore violento

Agostino Tassi è un artista oggi poco noto ma che all’epoca riscuoteva buon credito sulla scena artistica della città eterna.

Forse è più famoso per le sue scorrerie criminali che per la sua produzione artistica. La documentazione relativa ai suoi passaggi in tribunale è abbondante e dettagliata. Le fonti lo descrivono come un uomo violento e vendicativo, impegnato a frequentare bordelli e invischiato sovente in situazioni sordide e pericolose.

In questo quadro non edificante, si inserisce l’orrenda violenza compiuta da Agostino ai danni di Artemisia Gentileschi avvenuta nel 1611 nella casa-bottega del padre Orazio.

Anche se gli atti del processo sono giunti fino ai nostri giorni, l’episodio conserva ancora oggi dei passaggi poco chiari. L’unica cosa certa è che Artemisia Gentileschi fu brutalmente violata ed oltraggiata.

È poco chiaro il fatto che Orazio denunciò il Tassi soltanto un anno dopo l’abuso. Infatti, il processo si svolse tra il marzo ed il novembre dell’anno 1612.

Nel processo – in base all’inaccettabile morale dell’epoca – anche Artemisia Gentileschi, malgrado avesse subito la violenza carnale, fu sottoposta a tortura. Era questo il modo per testare la veridicità delle deposizioni.

Lo stupro era infamante sia per la donna che lo subiva che per l’intera famiglia a cui questa apparteneva. Si poteva porre rimedio solo tramite un matrimonio riparatore.

Agostino promise ad Artemisia Gentileschi di sposarla ma più tardi si scoprì che il pittore era già legato in matrimonio. Tra mille contraddizioni, il processo si concluse con la condanna del Tassi.

La condanna prevedeva l’esilio. Ma il Tassi rientrò a Roma molto prima del dovuto e riprese a lavorare con maggior foga di prima. Arrivando a ricevere anche una commissione per il palazzo papale al Quirinale.

"Sala dei Palafrenieri" di Palazzo Lancellotti di Agostino Tassi#googleimages

Orazio Gentileschi: pittore e uomo di mondo

Il primo maestro di Artemisia Gentileschi fu il padre Orazio.

Orazio Gentileschi nasce a Pisa ma si trasferisce presto a Roma, richiamato dalle possibilità di carriera che all’epoca la città riservava agli artisti di talento.

Nelle città pontificia entra in contatto con Caravaggio e anche Orazio verrà contagiato dalla rivoluzione del realismo caravaggesco.

Va detto che Orazio – anche se influenzato dal pittore lombardo – conserverà sempre una certa autonomia pittorica. Memore della potenza del disegno della tradizione toscana da cui proveniva e influenzato anche dalla pittura degli artisti nordici.

Il sodalizio tra Gentileschi e Caravaggio non è solo artistico. I due pittori non sono propriamente degli “stinchi di santo”. Quando non sono impegnati a dipingere si immergono anima e corpo nei sordidi vicoli di Campo Marzio tra rozzi popolani, prostitute e criminali da quattro soldi.

Le cronache riportano un singolare episodio avvenuto nell’agosto del 1603. Il pittore Giovanni Baglione denuncia per calunnie alcuni artisti rei di aver scritto e diffuso dei sonetti diffamatori verso la sua opera pittorica.

I soggetti in questione sono proprio Caravaggio e i suoi “compagni di merende” tra cui troviamo l’architetto lombardo Onorio Longhi e il nostro Orazio Gentileschi.

La “carriera criminale” di Caravaggio toccherà vette molto più alte. Ma anche Orazio continuerà a frequentare le aule dei tribunali.

Annunciazione Orazio Gentileschi
"Annunciazione" di Orazio Gentileschi#googleimages

Orazio Gentileschi: padre e maestro

Ma qual è il rapporto tra Artemisia Gentileschi ed il padre?

Artemisia Gentileschi è la maggiore dei suoi figli oltre ad essere l’unica donna. Orazio è protettivo quasi all’inverosimile con la figlia tanto da farla uscire raramente di casa. Ma per fortuna di tutti, riconosce da subito il suo grande talento in pittura.

Orazio era decisamente orgoglioso delle capacità artistiche sviluppate in breve tempo dalla figlia.

E non tardò ad illustrare le qualità della ragazza ai potenti dell’epoca. Come quando in una missiva indirizzata a Cristina di Lorena, granduchessa di Toscana, afferma: “avendola drizzata nella professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso ardir de dire che hoggi non ci sia pare a lei”.

Il loro rapporto artistico ed umano – tra alti e bassi – è durato fino alla morte di Orazio. Ancora oggi i critici sono in dubbio se attribuire alcuni quadri al padre o alla figlia.

Prima di scoprire il terzo pittore della vita della pittrice, guardiamo da vicino una delle opere più eclatanti dell’arte di Artemisia Gentileschi.

ARTEMISIA GENTILESCHI: un quadro spaventoso

Spesso la critica si è interrogata circa l’influenza che l’assurda violenza carnale subita da Artemisia Gentileschi ha avuto sulla sua arte e sulla sua pittura.

Al di là di facili sillogismi, è innegabile come nei quadri della pittrice la donna sia una presenza fondamentale. Una donna forte, orgogliosa e a volte… anche terribile!

Prendiamo come apice della sua carriera artistica, uno dei suoi quadri più famosi:

  • Giuditta che decapita Oloferne

rappresentazione su tela della nota vicenda biblica.

La giovane vedova ebrea Giuditta si introduce insieme ad una ancella nella tenda del re assiro Oloferne. Sembra voler tradire il suo popolo, ma in realtà la donna fa ubriacare il capo degli invasori. E subito dopo lo decapita in modo da poter consegnare alla sua gente la testa mozzata del generale che li sta opprimendo.

Artemisia Gentileschi rende la scena ancora più terribile ed efferata. Giuditta è colta nel momento in cui sta decapitando Oloferne, il sangue sgorga copioso dal collo dell’invasore assiro macchiando abbondantemente il cuscino sui cui riposa.

A differenza di quanto riportato nella Bibbia, l’ancella di Giuditta partecipa attivamente al delitto mantenendo fermo Oloferne mentre la sua padrona lo sgozza.

Giuditta è decisa nella sua azione ma allo stesso tempo quasi disgustata. Sembra ritrarsi all’indietro per non macchiare con gli schizzi di sangue il suo splendido abito.

Un quadro… anzi due e qualche segreto

Questo quadro nasconde qualche segreto. Vediamoli insieme.

Il re assiro, moro e con la barba, sembra avere le sembianze di Agostino Tassi, il pittore che violentò Artemisia Gentileschi in giovane età. Mentre molti hanno voluto leggere nell’eroina biblica un autoritratto della stessa pittrice.

Ci sono due versioni del dipinto. La prima fu eseguita nell’anno 1617 (datazione incerta) ed è conservata al Museo di Capodimonte a Napoli. La seconda risale al 1620, negli anni in cui Artemisia Gentileschi viveva e lavorava a Firenze ed è oggi esposta agli Uffizi.

Il quadro è una citazione – sapientemente rivista dalla pittrice – della tela di Caravaggio intitolata appunto Giuditta e Oloferne. L’opera del Merisi è oggi esposta nella Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.

"Giuditta e Oloferne" di Caravaggio#googleimages

Caravaggio: pittore ispiratore

E questa citazione non è certo un caso.

Il terzo pittore della vita di Artemisia Gentileschi è proprio Caravaggio, il pittore maledetto. E non poteva essere altrimenti.

Probabilmente la figlia di Orazio conobbe l’artista lombardo quando era solo una bambina. Prima della precipitosa fuga del Merisi da Roma, a seguito del tremendo delitto di cui si era macchiato.

Il Caravaggio e i suoi quadri terribili e magnifici rimangono negli occhi e nella mente di Artemisia Gentileschi. Il crudo realismo, le scene violente e drammatiche, la luce radente, le ombre inquietanti entreranno di diritto nel patrimonio della pittura di Artemisia Gentileschi.

Ma Artemisia Gentileschi seppe coniugare il realismo caravaggesco con la sapienza del disegno, che dal padre Orazio andava direttamente alla tradizione pittorica toscana.

L’arte di Artemisia Gentileschi unisce mirabilmente questi due aspetti: la maestria del disegno e la rivoluzione del realismo del Caravaggio.

Raggiungendo un lirismo tale da porre Artemisia Gentileschi nell’Olimpo della storia dell’arte di tutti i tempi.

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

Tra pochi minuti riceverai la mail con la Guida ai Siti Unesco d’Italia

Ps. Se non la trovi ricordati di controllare nella cartella Spam

Scarica la guida completa ai siti unesco d'italia