La scoperta di Ercolano Un evento fortuito come nascita della moderna ricerca archeologica

Oggi non si è trovato nulla nelle grotte, ma vi sono state tre persone seppellite in parte, ed io sono stato nel numero di quelle. Una è stata seppellita interamente per più di un quarto d’ora, il tempo necessario per liberarla, essendogli caduta addosso dall’alto della grotta tutta la terra

Il precedente articolo della sezione Cronache dall’Antico ha riguardato la Casa di Augusto sul Palatino a Roma.

Oggi, invece, ci spostiamo in Campania per conoscere uno degli eventi più importanti nella storia dell’archeologia:

  • la scoperta dell’antica Ercolano.

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che coinvolse l’intera area vesuviana, compresa Pompei, fu un evento disastroso e allo stesso tempo terrificante.

Dal vulcano si sprigionò un’energia pari a 50.000 bombe di Hiroshima e, in poche ore, la nube emessa raggiunse i 32 km di altezza.

Il cielo si oscurò, data la densità di ceneri nell’aria. Le scosse di terremoto si susseguirono numerose, gli edifici crollarono e l’aria si fece in breve irrespirabile.

In meno di 24h, una coltre di depositi vulcanici alti tra i 16 e i 30m ricoprì l’intera città. L’altezza dei detriti, nei punti più alti, è pari, quindi, ad un edificio di dieci piani.  

La vita dell’antica Herculaneum si era interrotta all’improvviso, cristallizzata in un evento naturale che, per quei tempi, era impossibile prevedere.

Obliata per circa 1600 anni, fu riscoperta casualmente: si scrivevano così le prime pagine della moderna ricerca archeologica.

L’antica Ercolano viene alla luce

Un giorno come tanti del 1710 nei pressi di Resina.

Un tale Ambrogio Nucerino, detto Enzechetta, si accingeva a scavare un pozzo per irrigare il proprio orto.

Colpo dopo colpo il piccone lo portava sempre più in profondità, avvicinandolo così alla tanto agognata falda acquifera.

Di acqua, però, neanche una goccia se ne vedeva ma, di animo, il nostro Enzechetta, non si perdeva.

D’improvviso, il terreno cambiò e qualcosa di completamente inaspettato apparve… eran pezzi di pregiato marmo di diversa dimensione e forma, decorati e ben rifiniti.

Qualche tempo dopo, venne a conoscenza della scoperta Emanuel-Maurice di Lorena, principe d’Elboeuf, nobile esule francese, comandante delle armate austriache insediatesi a Napoli nel 1707.

Questi era impegnato nella costruzione della sua lussuosa villa vista mare, non lontano da Resina, presso il porto del Granatello di Portici.

Il principe d’Elboeuf acquistò il pozzo di Enzechetta e vi condusse scavi per circa nove mesi portando alla luce statue e oggetti rari. Di questi si servì per abbellire la sua villa e omaggiare alcuni potenti del tempo, sia in Italia che in Europa.

Dopo le prime ricerche, già nel 1715 il sito archeologico era stato correttamente identificato: si trattava delle rovine dell’antica Ercolano.

L’inizio delle prime ricerche sistematiche

Nel 1738 il re di Napoli Carlo III di Borbone, sorpreso in navigazione da una tempesta, fu costretto ad approdare a Portici. Qui fu ospite proprio del principe d’Elboeuf.

Il re rimase talmente impressionato dalla bellezza della dimora e dell’amenità di quel luogo, da ordinare la costruzione di una villa nelle vicinanze.

È l’inizio della storia di quella che sarebbe diventata la Reggia di Portici, residenza estiva di corte.

Allo stesso tempo, il re fu colpito anche dalla magnificenza dei reperti antichi in mostra e decise di intraprendere delle ricerche più intensive.

Il 9 ottobre del 1738 gli scavi iniziarono da dove d’Elboeuf li aveva interrotti ma in maniera più sistematica. È la data dell’inizio ufficiale degli scavi di Ercolano promossi dal Regno di Napoli.

La direzione fu affidata al capitano del Genio militare Rocco Gioacchino d’Alcubierre a cui si affiancherà, in seguito, l’ingegnere militare svizzero Karl Weber.

Le attività di scavo erano finanziate dall’erario Regio e furono sempre condotte con gli ufficiali del Genio militare in loco. Soldati ed ergastolani furono invece impiegati come operai.

Durante i primi lavori fu rinvenuta un’iscrizione che condusse Marcello Venuti ad un’importante scoperta. Il luogo dei primi ritrovamenti non era il Tempio di Ercole, come inizialmente si era pensato ma bensì il Teatro della città.

La tecnica di scavo: i tunnel borbonici

L’antica Ercolano, come detto, giaceva ad almeno 16m di profondità, coperta da detriti vulcanici che, una volta solidificati, erano duri come la roccia. 

Scavare un’ampia area e riportare alla luce un intero settore non era nei programmi dei primi scavatori. Infatti, un tale progetto, avrebbe richiesto troppo tempo e troppo denaro.

Per raggiungere il livello delle strutture antiche si praticavano dei pozzi verticali, lungo i quali gli scavatori si calavano.

Raggiunto il livello della città si procedeva con lo scavo di cunicoli (detti grotte o tunnel borbonici), larghi mediamente 80 – 100cm e alti meno di 2m. Questi sono ancora riconoscibili visitando gli scavi di Ercolano.

Il risultato degli scavi borbonici, non poteva però essere di tipo scientifico. L’obiettivo, in linea con la mentalità del ‘700, era, infatti, esclusivamente la ricerca del “bell’oggetto” antico.

Non si badava ad accertare datazioni o comprendere contesti di ritrovamento, come è invece d’obbligo nella moderna archeologia. 

Nonostante la mancanza di un approccio scientifico dovuta alla precocità dei tempi, si tratta comunque del primo scavo sistematico. Con questo si intende un lavoro di ricerca diretto al conseguimento di un determinato obiettivo che, in questo caso, era lo scavo di una città sepolta.

Questo apparentemente piccolo dettaglio, oggi del tutto scontato, segna l’inizio di una novità epocale: l’embrionale nascita della ricerca archeologica.

Infatti, tutti i ritrovamenti di antichità fatti fino a quel momento erano frutto di scoperte casuali o di ricerche occasionali.

scavi ercolano
Gli scavi di Ercolano#mauriziofascitiello

Le basi della moderna archeologia

Le modalità di lavoro perseguite nei primi scavi di Ercolano possono essere paragonate ad uno scavo in miniera e alla tecnica detta a talpa. Si procedeva senza un piano preciso e senza nessuna accortezza scientifica: una volta individuata una struttura ricca di reperti, la maglia dei cunicoli veniva intensificava.

Le tecniche di scavo si sarebbero affinate nel corso dei secoli grazie però, proprio alle prime ricerche condotte ad Ercolano e, successivamente, a Pompei dal 1748.

Queste furono fondamentali palestre per sviluppare nuovi procedimenti e perfezionare la metodologia di ricerca, grazie anche ad alcuni uomini dal particolare acume. Si ricordano soprattutto Giuseppe Fiorelli (Direttore degli scavi di Pompei dopo l’Unità d’Italia) e Amedeo Maiuri (Soprintendente agli scavi di Pompei dal 1923).

Bisognerà però attendere la metà del XX seolo per vedere nascere un vero metodo scientifico di ricerca. Infatti, l’archeologica è una scienza e, come tale, ha delle precise regole che tutti gli archeologi hanno il dovere di rispettare.

I monumenti più significativi

L’antica Herculaneum deve il suo nome ad Ercole. Secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso (I sec. a.C.), l’eroe greco, di ritorno dalla penisola Iberica fondò la città che da lui prese il nome.

Nel I sec. d.C., al momento del seppellimento, Ercolano era una cittadina di modeste dimensioni. La superficie complessiva racchiusa dalle mura era di circa 20 ettari (pari pressappoco ad un quadrato composto da 30 campi di calcio). Si presuppone che la popolazione sia stata all’incirca di 4000 abitanti

Oggi, camminare per i vicoli, sui basoli e i marciapiedi perfettamente conservati, guardare il Vesuvio così imponente, bello e, per ora, poco minaccioso, è un’emozione profonda.

Ci si sente per un attimo proiettati indietro nel tempo, parte di quella storia che è oggi il nostro presente.

Un viaggio negli scavi di Ercolano dovrà necessariamente passare attraverso la visita delle Terme Suburbane, della Casa Sannitica e di quella del Bicentenario.

All’improvviso, poi, sorprendersi piacevolmente alla vista delle pitture nella Sede degli Augustali, immaginando, infine, la vista abbacinante che un tempo si godeva dalla Casa dei Cervi.

sede degli augustali ercolano
La Sede degli Augustali#mauriziofascitiello

Recentemente, è stato anche riaperto al pubblico il Teatro, quello dei primi scavi. È accessibile soltanto attraverso i tunnel borbonici perché ancora sotto la città moderna. La visita permette la reale percezione di quanto fossero pioneristici i primi scavi del ‘700.

Malgrado la loro storia plurisecolare, gli scavi di Ercolano hanno portato alla luce solo una piccola porzione della città antica.  

Visibili a cielo aperto sono circa 4,5 ettari. Tutto il resto, compresa la zona del Foro con tutti gli edifici civili e religiosi, è ancora sepolta sotto la città moderna.

Oggi, l’abitato che sorge a ridosso degli scavi prende il nome di Ercolano, proprio in continuità con l’antica città. Questo è il nome scelto in sostituzione di Resina, in uso fino al 1969.

Una data epocale

Il 1738, anno dei primi scavi sistematici di Ercolano, è da considerarsi il momento della svolta nell’ambito della conoscenza dell’antico.

La scoperta di un mondo perduto, di una città ormai dimenticata, accese l’interesse per la riscoperta del passato, covando nell’immaginario collettivo sentimenti e passioni nuove.

Ercolano antica e moderna#mauriziofascitiello

Scavi e ricerche si moltiplicarono in tutta Europa, alimentati da una sempre maggiore richiesta di oggetti antichi che potesse soddisfare il crescente mercato antiquario.

Nel 1748, come detto, furono avviati gli scavi di Pompei. Nel 1758, invece, fu aperto il Museo Ercolanense di Portici, all’interno di un’ala della Reggia di re Carlo III.

I numerosi eccitanti eventi accaduti nel Regno di Napoli in quegli anni saranno un motore propulsivo all’apertura di nuovi scavi, soprattutto a Roma.

In questo rinnovato clima culturale furono inaugurati i Musei Vaticani di Roma nel 1771, dove abbiamo già ammirato il Laocoonte.

Questo interesse sviluppò un approccio di tipo scientifico alla ricerca in generale, che sarà uno dei fondamenti del secolo dei Lumi.

Altra conseguenza è l’emanazione delle prime leggi sulla tutela dei beni culturali. Le più antiche furono ratificate dal Papato nel ‘700 per regolamentare qualsiasi scavo archeologico nel territorio del Regno della Chiesa.

Sembra quasi ironico che gli eventi drammatici del 79 d.C. siano stati e siano ancora una fonte inesauribile per la conoscenza del mondo antico.

Per questo è importante non dimenticare mai l’immane catastrofe umana che si abbatté sull’antica Ercolano. L’eruzione del Vesuvio congelò le città vesuviane nel pieno della loro vita, dotandoci di una capsula del tempo incomparabile. 

Enzechietta non avrebbe mai potuto immaginare la portata storica di quei colpi di piccone sferrati, indissolubilmente legati agli esordi della moderna scienza archeologica e museale.

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