LE STORIE INFINITE AMBIENTATE NELLA CAPUT MUNDI Recensione del libro: “I SEGRETI DI ROMA: storie, luoghi e personaggi di una capitale” di Corrado Augias

Dopo aver letto l’ultima pagina, la sensazione che sale alla mente è quella che Corrado Augias avrebbe potuto raccontarne altre mille di storie – dall’alto del suo sapere, della sua romanità e della sua esperienza di lungo corso – oltre a quelle contenute nei quindici capitoli (più preambolo) del suo libro sulla città eterna:

“I Segreti di Roma: storie, luoghi e personaggi di una capitale”.

i segreti di roma

La (non) logica di cento storie

Non ci sono solo luoghi e monumenti in queste righe. Anzi, i palazzi, le chiese, le piazze e le strade di questa città senza tempo prendono vita perché si intrecciano con storie di uomini e donne, con passioni ed intrighi, con scandali torbidi ed omicidi.

E le storie di Augias – appunto perché umane – sanno commuovere, sanno far ridere, riportano alla mente momenti lontani nel tempo o episodi di cruda durezza oppure ancora scandali da cronaca giornalistica e vicende più “leggere”.

Per capire la (non) logica adottata da Augias nel costruire i quindici capitoli de “I Segreti di Roma” basta sentire lo scrittore stesso che nel primo capitolo – intitolato “Tra spazio e tempo” – afferma:

“Questo libro su Roma è quasi per intero costruito come questo capitolo: scoperte progressive, sorprese, luoghi legati al lavoro, a qualche amore, in definitiva al caso. Solo una città dove si è vissuti a lungo, diventata parte della propria vita, può essere raccontata in modo così arbitrario”.

Storie di Roma

Ed è il caso – mediato da una conoscenza mai banale dei fatti e dei personaggi – a mettere uno accanto all’altro, nei capitoli che si susseguono, racconti che coprono duemila anni di età e momenti storici estremamente diversi tra loro.

E dietro tutto questo, o meglio in mezzo a tutto questo, c’è Roma – unica e inimitabile. La Roma ai tempi dei gerarchi del ventennio, quella antica con Cesare, quella barocca e violenta di Caravaggio, quella papalina canzonata da Giuseppe Gioacchino Belli, quella amata da Michelangelo Buonarroti che si dannava l’anima per il suo Mosè, quella languida e scandalosa di via Veneto negli anni ’60, quella tetra e sanguinaria del medioevo, quella infinitamente tragica del massacro delle Fosse Ardeatine, quella oscena ai tempi del papa Borgia, quella “conquistata” dai piemontesi, quella speranzosa ed egualitaria della Repubblica Romana, quella cupa e scabrosa del delitto di via Puccini, quella nascosta nel ghetto ebraico, quella dell’EUR e del sogno urbanistico del duce.

Ogni capitolo de “I Segreti di Roma” vive quasi di vita autonoma con il suo personaggio d’elezione, con un diverso momento storico o luogo di ambientazione.

Sembra quasi che le storie, i luoghi ed i personaggi dei singoli capitoli possano essere trasformati nella trama di un racconto o nella sceneggiatura di un film tanto viaggiano spediti sulla punta della penna di Corrado Augias.

Storie per Roma

Non potendo parlare di tutti i capitoli, se dovessi scegliere nel mucchio, la mia preferenza cadrebbe senza dubbio sul primo capitolo – anima del libro e che concentra al suo interno altre cento storie, forse quelle più legate a luoghi e monumenti.

Qui si parla del Cimitero Acattolico, una sorta di giardino segreto ai piedi della Piramide Cestia destinato alla sepoltura di coloro i quali vivevano a Roma e non professavano il rito cattolico.

O dell’Appia Antica, la regina viarium voluta da Appio Claudio il Cieco che collegava Roma con Terracina e Capua e poi fu estesa fino a Brindisi.

Oppure la basilica di Santa Sabina, splendido esempio di struttura religiosa paleocristiana in cima all’Aventino che conserva, nel suo portale di legno millenario, una delle prime rappresentazioni della Crocefissione di Cristo.

O ancora l’esaltazione del “culto della morte” con la chiesa dei Cappuccini all’imbocco di via Veneto (con la cripta piena zeppa delle ossa dei frati disposte a formare lampadari ed arredi vari), quella di Santa Maria dell’Orazione e Morte a via Giulia (dove nei sotterranei hanno trovato una casa eterna quelle persone che morivano abbandonati da tutti tra le vie della città) e la chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio (con il suo corredo di affreschi a rappresentare tutte le atrocità e le indicibili violenze subite dai martiri cristiani).

Come al cinema

“I Segreti di Roma” è un libro che fa vivere personaggi e luoghi quasi con intento cinematografico, sceneggiature da gustare comodamente seduti a sfogliare queste pagine ricche di aneddoti e colpi di scena:

“Da più di duemilasettecento anni l’Urbe continua ad affacciarsi sulle acque limacciose del suo fiume, qui abbellita dal malinconico fascino delle sue rovine, là deturpata dall’ignavia dei suoi abitanti. Numerose volte violata da eserciti, meta di disordinate immigrazioni, talvolta protagonista, talaltra succube, capace di conservare di ogni passaggio, di ogni periodo, una qualche traccia e di mantenere, a dispetto di tante difficoltà o forse proprio grazie a esse, la sua immensa capacità illusionistica e «teatrale»”.

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