A SPASSO CON PHILIPPE DAVERIO tra Milano e la Lombardia Recensione del libro: “LA BUONA STRADA: 150 passeggiate d’autore a Milano, in Lombardia e dintorni” di Philippe Daverio

Philippe Daverio è narratore instancabile, si sa.

Grande divulgatore, conoscitore profondo e appassionato dell’arte, della storia e del costume… ma anche un infaticabile camminatore.

Il suo fantastico libricino “La Buona Strada: 150 passeggiate d’autore a Milano, in Lombardia e dintorni” è un condensato di scarpinate in giro per Milano e la Lombardia (con qualche piccolo sconfinamento) con animo aperto alla “conoscenza verticale” e con la mente e gli occhi rivolti alla ricerca delle connessioni stratificate nei tempi storici e nei luoghi fisici.

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Le passeggiate de La Buona Strada nelle terre lombarde vengono suddivise dall’autore in quattro macro-itinerari, che hanno Milano come centro propulsore:

  • Milano Città
  • Verso Nord-Est
  • Verso Nord-Ovest
  • Verso Sud

Nelle camminate dentro Milano città, Daverio ci parla dei grandi monumenti del capoluogo meneghino come il Duomo, la basilica di Sant’Ambrogio, il Castello Sforzesco, ma anche di alcune preziose chiese più piccoline e discrete, come S. Babila e S. Pietro in Gessate.

Oppure di opere un po’ snobbate ma di incredibile bellezza come l’affresco della Crocifissione, dipinto da Donato Montorfano, piazzato – suo malgrado – proprio di fronte al celeberrimo Cenacolo di Leonardo da Vinci: non è facile per nessuno fronteggiare nei secoli uno dei dipinti più importanti della storia dell’umanità.

Nei territori verso nord-est, invece, la fanno da padrona Bergamo e Brescia. Ma poi, in un afflato ultra democratico dell’autore, non mancano le sortite verso le province di Lecco e Sondrio o sul Lago di Garda, dove nella cosiddetta Isola di Catullo gli antichi romani e lo stesso poeta Catullo si godevano beatamente il clima mite del lago.

Tra le pagine de La Buona Strada, Daverio – uscito da Milano e dalle altre grandi città lombarde – tocca con mano magistrale molti di quei luoghi minori che tutti insieme formano il “museo diffuso” italiano.

Esempio massimo di questa “arte minore ma non troppo” è la cappella Suardi a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Opera di un Lorenzo Lotto in grande spolvero, qui i raffinati cicli pittorici con Santa Barbara e Santa Brigida portano Daverio a definire il complesso: “una piccola Sistina nella villa di campagna”.

Verso nord-ovest, poi, si parte da Monza e dalla Brianza per arrivare oltre confine, in Canton Ticino e nell’enclave di Campione d’Italia. Si passa da Varese, da Como – con il Duomo che dà le spalle quasi sprezzante alla ex Casa del Fascio, in una contrapposizione fisica ed ideale tra antico e moderno – e dalle bellissime ville sui laghi, come la Villa d’Este di Cernobbio sul lago di Como oppure Villa Taranto sul lago Maggiore.

E proprio il lago Maggiore accoglie la meraviglia assoluta dell’Isola Bella – residenza estiva della famiglia Borromeo – trasformata nel corso del tempo in un giardino incantevole tra le acque del lago.

La Buona Strada prosegue infine verso sud. Qui – tra un fitto sistema di rocche fortificate, abbazie e terre fertili strappate agli acquitrini – si incontrano una serie di città che, contrariamente a quanto spesso si dice, non sono solo degli agglomerati urbani persi nella nebbia della “bassa”.

C’è Piacenza, un po’ lombarda e un po’ emiliana. Cremona, che, oltre ai violini e alla mostarda, ha un Duomo superbo col bellissimo affresco de La Deposizione del Pordenone, che si rifà al Cristo Morto del Mantegna. Lodi, distrutta dai milanesi e ricostruita con vigore dai suoi abitanti. Mantova, definita dall’autore la “New York del Rinascimento”. Pavia, capitale dei Longobardi e sede dell’affascinante Certosa. Vigevano e la sua mitica piazza costruita e abbellita nel corso dei secoli.

Ma ne La Buona Strada vengono alla luce altri numerosi percorsi e modi per camminare nei luoghi descritti.

Il primo è suggerito nel libro stesso, al termine, nell’indice dei luoghi. Questi infatti, partendo sempre da Milano, vengono divisi in “fasce chilometriche”. A cerchi concentrici, allontanandosi dal capoluogo, ci sono luoghi raggiungibili entro 50 km, quelli entro i 100 km e infine quelli oltre i 100 km.

Il lettore attento e appassionato – all’interno de La Buona Strada – può costruirsi poi itinerari specifici e vicini al gusto personale.

Un percorso degno di nota è l’itinerario romanico che, tralasciando Milano, si snoda tra la basilica dei SS. Pietro e Paolo ad Agliate (provincia di Monza e Brianza), la basilica di Sant’Abbondio a Como – dove per Daverio nasce lo stesso stile romanico – e la magistrale San Michele Maggiore a Pavia.

Un altro percorso che mi piace raccomandarti è quello che definirei il percorso delle città ideali. Un itinerario che si attesta su vari secoli e sembra quasi opporsi, con tenacia, all’urbanistica fluida che oggi attanaglia il territorio lombardo.

Si va dal medievale Borgo di Cornello dei Tasso – organizzato come una struttura urbana su più livelli sovrapposti – alla piccola cittadina di Sabbioneta, oggi sito UNESCO insieme alla vicina Mantova, costruita ad immagine e somiglianza del Gonzaga di turno. C’è poi Chiari, in provincia di Brescia, dove i quattro quartieri medievali, detti quadre, convergono nella piazza centrale in cui trovano posto la chiesa e la torre civica. E si arriva, in epoca più recente, alla visione sociale di Crespi d’Adda – in provincia di Bergamo – dove il sciur padrun fa costruire, accanto all’industria tessile, un villaggio per i propri lavoratori a misura d’uomo e di cittadino (anche di Crespi d’Adda ti parlo più approfonditamente nella Guida completa ai siti Unesco d’Italia).

Molti sono i percorsi che Daverio suggerisce in questo libricino, illustrato da piacevoli disegni a colori, e molte sono le camminate tematiche che si possono ricavare a posteriori.

Daverio con le sue passeggiate conoscitive – tra spiegazioni gustose e a tratti irriverenti – trasmette al lettore un vero e proprio approccio filosofico, quasi uno stile di vita, fuori dalla smania e dalle distrazioni continue del mondo odierno:

“La frenesia non serve alla riflessione, mentre la riflessione è sale della vita intelligente. Le strade sono tante e quelle buone ancor di più. Ve ne indichiamo alcune, che vorrebbero essere un contributo a trasferire l’esperienza gustosa dello slow food allo slow tourism. Chi va piano, va sano, e anche se non lontano, talvolta si diverte”.

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Pablo Picasso

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