Siracusa. Dizionario sentimentale di una città: abbecedario della città siciliana Recensione del libro: “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” di Giuseppina Norcia

Come spesso accade nei libri sulle città, l’autore già nell’introduzione rimarca senza mezzi termini l’approccio a quel luogo, la sua personalissima lettura della città.

A questa regola non sfugge Giuseppina Norcia nel suo “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” quando nel prologo del libro dichiara che:

“Siracusa l’indomita. Ho dovuto guardarla da lontano per vederla intera, nella vertigine di un giorno di vento e vele spiegate a Newport. Perché se è vero che basta un punto di appoggio per sollevare il mondo, bisogna poi trovare la buona distanza, il braccio lungo della leva, per portarlo in alto, quel mondo, e vederlo galleggiare su di noi, come se non avesse peso”.

Il distacco e il successivo riavvicinamento permettono di arrivare ai luoghi più profondi di una città che si perde nel mito come Siracusa e da qui poterla rileggere tramite un “alfabeto segreto”.

L’alfabeto di “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città”

Attraverso le lettere dell’alfabeto che si fanno descrizione storica e poi racconto tra memoria ed emozione, la nostra autrice tesse un filo che ci guida sotto traccia tra le pagine di “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città”.

Le 21 lettere dell’alfabeto abbracciano le mille stratificazioni di mito, storia, cucina, tradizioni religiose e non, arte, popoli, lingue che fanno di Siracusa “un mosaico di infinite storie”.

Dalla A di Aretusa, la ninfa greca che ha casa in città, alla Z di Zucchero, elemento principe del mondo dolciario siciliano.

Abbiamo la D di Dioniso il Grande, uomo in cui storia e mito si intrecciano indissolubilmente come per l’intera città siciliana.

La F di Ferite, come quelle patite da Siracusa nella sua storia più che millenaria. Il terribile terremoto del 1693, gli sventramenti subiti da Ortigia durante il fascismo, la speculazione edilizia del secondo dopoguerra.

In “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” troviamo la O di Ortigia, l’isola che accolse i coloni greci e che si protende con il suo inconfondibile profilo come una nave nel mare.

La T di Teatro, come lo straordinario Teatro greco di Siracusa – prima deturpato e poi riportato alla luce dalle mani di sapienti archeologi e studiosi.

Ma come suggerisce Giuseppina Norcia in “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” – il dolore è l’altra faccia della stessa medaglia della vita: “Non vi è storia umana che non conosca ferite. Anzi, bisogna usarle, per il significato, il valore di cui sanno essere portatrici”.

Platone: la città ideale di Siracusa

Le storie più emozionanti tra le pagine di “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città”, sono quelle dedicate a grandi intellettuali che nel corso di una storia lunghissima hanno intrecciato più volte e in maniera diversa il loro destino con la splendida città siciliana.

Per trovare il primo, dobbiamo andare alla lettera P del libro “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” e parecchio indietro nel tempo.

Quando Siracusa era una delle città più popolose ed importanti dell’intero bacino del Mediterraneo.

Platone – uno dei padri della filosofia occidentale – mette per la prima volta piede nella città siciliana nell’anno 388 a.C.

Forse pensa che Dionisio il Grande possa essere l’uomo giusto per mettere in pratica i suoi ideali di governo ma la storia andrà diversamente.

Platone e Dioniso non si piacciono e quando il filosofo accusa il politico di tirannide, Dioniso non indugia a vendicarsi. È famoso l’aneddoto secondo cui il politico siracusano avrebbe addirittura venduto Platone come schiavo.

Ma c’è qualcosa che attira Platone a Siracusa come le mosche al miele. Venti anni dopo, il filosofo è di nuovo in Sicilia. Ad invitarlo è Dione, cognato di Dioniso il Grande.

Il tiranno è morto e al comando della città siede il figlio Dioniso II.

Nel frattempo Platone ha scritto la Repubblica e ancora una volta crede che sia proprio Siracusa la città dove testare il governo dei filosofi. Ma ancora una volta il suo piano fallirà.

“Nonostante la città di Platone risieda altrove, per Siracusa egli ebbe un’innegabile, fatale attrazione; in qualche modo la scelse, come profondamente si sceglie ogni cosa che accade nella propria vita (…)”.

Ibn Hamdîs: poeta arabo di Sicilia

«Sicilia mia. Disperato dolore si rinnova per te nella memoria».

Alla lettera H di “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” troviamo Ibn Hamdîs, poeta arabo siracusano.

Nel periodo della loro dominazione, gli arabi trasformarono la Sicilia in una sorta di giardino dell’Eden.

Agrumeti e limoneti disseminavano l’isola grazie ai sapienti sistemi di irrigazione mentre nelle città venivano introdotte architetture che ancora oggi fanno sognare per il loro gusto esotico.

Ma a Siracusa, a differenza di altre città come Palermo, purtroppo non rimane nulla del passaggio degli arabi.

Il terribile terremoto del 1693 spazzò via quei secoli di grande splendore.

Ma l’amore degli arabi per questa terra e per Siracusa possiamo trovarlo ancora nelle parole del poeta Ibn Hamdîs.

Un amore struggente che sa di distacco e perdita perché il poeta fu costretto a lasciare l’isola all’avanzare dei Normanni.

“E questo rende la sua testimonianza graffiante, emotiva, struggente: la voce di Ibn Hamdîs è il canto del cigno della Siracusa araba. È il canto della separazione, del paradiso perduto, dell’amore per una terra che può essere persino più intenso di quello che si nutre per gli affetti più intimi”.

Elio Vittorini: da Ortigia alle città del mondo

Alla lettera V di “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” ci imbattiamo in Elio Vittorini.

Il grande scrittore siciliano nacque proprio sull’isola di Ortigia nel 1908, nella casa dei nonni materni. Una targa affissa sulla casa dei nonni Sgandurra conserva ancora la memoria di questo storico avvenimento.

La giovinezza dello scrittore si divide tra Ortigia ed il continuo peregrinare in Sicilia per seguire il padre ferroviere.

E l’incrocio tra i mille posti visti da bambino, Ortigia che da sola ne contiene altri cento e i libri divorati nella biblioteca paterna gettano in lui il seme del suo libro più emozionante: Le città del mondo.

Quando ancora giovanissimo Vittorini abbandona l’isola, porterà sempre con sé quella terra struggente: “Le sue strade e quelle della famiglia si separano. Ma il distacco è solo apparente, perché la Sicilia, ora, entra nei libri dello scrittore, si fa racconto, diventa mito e metafora”.

Un alfabeto per mille città

L’alfabeto composto da Giuseppina Norcia nel suo “Siracusa. Dizionario sentimentale di una città” è solo uno dei molti possibili.

Con questo alfabeto non si racconta una sola città ma infinite. Una sopra l’altra, una dentro l’altra.

“Così, di Siracusa la multanime, questo è solo uno degli alfabeti possibili, una delle infinite combinazioni, il sogno di un viaggio che avrà sempre il segno e lo slancio dell’incompletezza, nutrito com’è da quella vertigine dell’infinitamente piccolo che irrompe nella vita, disarma ogni calcolo, sa riempirci di doni inattesi e insieme fatti di una imperfezione colma di gioia”.

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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