CON DAVERIO a PICCOLI PASSI nella PENISOLA Recensione del libro: “Grand Tour d’Italia a piccoli passi” di Philippe Daverio

Avevamo lasciato Philippe Daverio tra le strade e le contrade della Lombardia nel libro La Buona Strada. Lo ritroviamo con gli occhi attenti e la mente sempre aperta ai dettagli nello splendido volume intitolato:

“Grand Tour d’Italia a piccoli passi”.

Se già nel titolo si cela un preciso manifesto di intenti, nell’introduzione il grande critico non lesina dettagli sul programma “politico” di questo libro.

grand tour d'italia

PASSEGGIARE PER LA PENISOLA

Qui le passeggiate d’autore si estendono a tutta la penisola, e da nord a sud gli itinerari vengono vissuti ed esperiti in base a quella patologia della curiosità che imperversa come un mantra tra le meraviglie narrate nel testo e nelle immagini.

Così, con la curiosità alla mano ed il passo discreto, il nostro Daverio intraprende un Grand Tour di settecentesca memoria, sulle orme degli intellettuali europei dell’epoca che andavano alla scoperta delle delizie da godere, ammirare e studiare presenti in quantità considerevole a sud delle Alpi.

Ma il viaggio del nostro autore nelle terre italiche è un peregrinare che non si sofferma esclusivamente sui grandi monumenti: è una sorta di incessante moto dell’animo – reso possibile con i piedi e con la testa – alla ricerca del particolare rimosso, della curiosità assopita e del dettaglio nascosto che una volta portati alla luce riverberano in tutta la loro potenza materiale tra dialoghi storici e stratificazioni artistiche.

Da questo processo di riscoperta, che potremo definire simile ad uno scavo archeologico nella memoria, nel libro Grand Tour d’Italia a piccoli passi Daverio ci porta davanti agli occhi molte delle infinite meraviglie disseminate in lungo ed in largo nelle regioni italiane. E spesso e volentieri queste non sono i monumenti di punta delle grandi città o le opere conservate tra le pareti dei musei più visitati.

IL MUSEO DIFFUSO

L’insieme di queste meraviglie, che costellano i territori italiani, formano quel concetto di Museo Diffuso che è proprio Daverio a spiegare nel migliore dei modi possibili:

“Il Museo Diffuso è la più potente risorsa culturale dell’Italia, si articola ovunque sono rimaste le tracce d’un passato ricchissimo di testimonianze. È il più forte cimento della nazione. Queste pagine potrebbero servire agli italiani per godere dell’essere ciò che sono, per amare ciò che hanno ereditato e per preservarlo, potrebbero servire a chi vien da fuori per scoprire la culla di gran parte di ciò che ha reso il mondo più bello”.

La ricerca del museo diffuso, l’invito ai viaggi sottotraccia, la capacità di poter fare connessioni e capire i passaggi della storia anche in luoghi “periferici” fanno sì che gli itinerari di Daverio siano snob nel vero senso della parola:

“Questa proposta turistica è snob in senso etimologico, sine nobilitate: rifugge dalla nobiltà d’una corsa rapida e obbligata in lunga coda per accedere ai sommi Musei Vaticani e propone invece una visita ai Domenicani di San Clemente a Roma, sosta a Milano dove non va a passeggiare sul tetto del Duomo, ma entra invece nei segreti della Biblioteca Ambrosiana, snobba ovviamente la Torre di Pisa ma incita a entrare nel Battistero e nel Camposanto”.

DA NORD A SUD IN TRE SEZIONI

Il tour di Daverio si suddivide in tre sezioni principali, al cui interno si snodano da nord a sud gli amabili percorsi daveriani:

  • Il Meridione dell’Europa
  • L’Ombelico del Bel Paese
  • La Punta dello Stivale

L’autore, nei limiti del possibile, tocca tutte le regioni preferendo – come abbiamo avuto già modo di constatare – le camminate nelle strade meno battute delle contrade italiche. E quando affronta monumenti famosi come la Palazzina di Caccia di Stupinigi vicino Torino o la chiesa di Sant’Ambrogio a Milano, guarda a questi monumenti con occhi nuovi narrando le storie incastrate tra le pietre di queste fabbriche venerande.

Con un pizzico di curiosità e vista la mole dei documenti e delle opere d’arte trattate, il lettore si può divertire a cercare tra le pagine dei percorsi trasversali uniti da un tema predominante.

UN PERCORSO DA… BRIVIDI

Io ho trovato particolarmente “tetro” ma come sempre ricco di curiosità e sviluppi ulteriori, il percorso tra i cimiteri italici.

Niente paura però! L’ironia e la conoscenza dissacrante di Daverio rendono anche un tema del genere piacevole e ricco di risvolti culturali.

Dal Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova dove anche una vecchina popolare, al secolo Caterina Campodonico, si fa ritrarre nel marmo per competere nell’eternità con la migliore borghesia cittadina, al Cimitero Monumentale di Milano dove la famiglia Campari (gli inventori dell’aperitivo) si fanno scolpire nel bronzo mentre sono intenti a celebrare un’ultima cena dal gusto decisamente laico e modaiolo. Passando per il Cimitero Acattolico di Testaccio“uno dei luoghi più romantici di Roma” – dove riposano i grandi poeti ed intellettuali del nord Europa, in un prato verde dal sapore quasi metafisico all’ombra della Piramide di Caio Cestio.

Dopo aver fatto un passo indietro tra le Necropoli Etrusche nei pressi di Viterbo, Daverio lascia il tema della sepoltura per affrontare il culto della morte – sempre con la consueta ironia che non faceva difetto ai nostri antenati, che si “divertivano” a ritrarre la nera falciatrice nei modi più svariati.

Esempio mirabile è l’Oratorio dei Disciplini a Clusone vicino Bergamo, dove la morte, rappresentata con un sorriso beffardo e sinistro, colpisce tutti gli uomini in maniera democratica: “ricchi, potenti e poveri”. Lo stesso tema lo troviamo molto più a sud, nel Palazzo Abatellis di Palermo dove un cavallo furioso con in groppa la morte travolge la folla sottostante non risparmiando nessuno: papi e frati compresi.

E a te quale itinerario trasversale ti ha colpito di più? Faccelo sapere nei commenti dopo aver letto il libro Grand Tour d’Italia a piccoli passi.

DAL FAST TRIP ALLO SLOW TOUR

Come sempre, al di là dei temi trattati e dei mille itinerari proposti, Daverio cerca di trasmettere al lettore un approccio filosofico che contrappone al fast trip contemporaneo lo slow tour da fare con i piedi e con la testa:

“Ci sono due modi opposti per affrontare il viaggio, il primo è veloce e quindi necessariamente bulimico: il più possibile nel minor tempo possibile (…) All’opposto, il viaggio lento non percorre grandi distanze, ma offre l’opportunità di densi approfondimenti (…) Talvolta basta un piccolo museo, apparentemente innocuo, per aprire la testa a un cosmo di sensazioni che diventeranno percezioni”.

Buon viaggio con Daverio e il suo Grand Tour d’Italia a piccoli passi!

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Pablo Picasso

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