SPACCANAPOLI: IL MITO A CIELO APERTO A spasso nella storia: 7 strade, 100 monumenti e… un luogo segreto

Nel mezzo della città si apre via Spaccanapoli, un rettilineo di più di un chilometro, stretto e vociante, che divide in due l’enorme agglomerato. È il cuore di questa babele della storia.

Oggi vorrei condurti per mano lungo una strada dal fascino irresistibile dove storia, tradizioni millenarie e monumenti sublimi si incrociano con i ricordi della mia vita universitaria, quando percorrevo questo fiume umano anche più volte al giorno.

Ti parlerò di:

  • Spaccanapoli

la strada più ricca e caotica di Napoli, degli immensi scrigni d’arte che qui si nascondono, delle chiese gotiche e napoletane, e delle piazze brulicanti che si susseguono lungo un tragitto caleidoscopico e a tratti irriverente.

Alla fine (anzi al centro di Spaccanapoli) scopriremo insieme un luogo dal sapore magico dove puoi ammirare una statua un po’ strana, che da millenni emana fascino e mistero.

Partiamo allora!

Spaccanapoli: una premessa necessaria… anzi due

A Napoli molti luoghi, strade, piazze della città hanno un doppio nome.

Accanto al nome ufficiale, quello della toponomastica comunale per intenderci, c’è il nome popolare, il nome con cui un luogo è conosciuto veramente dalle persone del posto.

In base a questa legge non scritta ma imperante, Piazza Nicola Amore diventa “i quattro palazzi”, il Corso Umberto I è il “rettifilo”, ancora oggi via Roma è la “via Toledo” del vicereame spagnolo.

A questa regola, non sfugge la strada più famosa della città storica.

Spaccanapoli non esiste in nessun indirizzo postale: è l’insieme di una serie di strade che, rigorosamente allineate tra di loro, tagliano come un bisturi il compatto tessuto urbano del centro città.

La seconda premessa è che almeno metà del tracciato attuale della strada coincide con quello che era il decumano inferiore della città greco-romana.

Quindi camminando su questo selciato oggi, con un paesaggio un po’ diverso, metti i piedi dove un giorno sono passati migliaia di coloni greci prima, e altrettanti guerrieri romani e mercanti provenienti da tutto il Mediterraneo poi.

Ora partiamo veramente!

Il primo tratto: da via Pasquale Scura a Piazza del Gesù

Per incontrarci al centro e scoprire il segreto lì custodito, iniziamo la nostra passeggiata scendendo dalla sommità del colle dove la fanno da padroni Castel Sant’Elmo e la Certosa di S. Martino.

Via Pasquale Scura – la prima strada di Spaccanapoli e anche quella più recente – è in forte pendenza. Guardandola dal basso già pensi che ti verrà il fiatone se inizierai ad inerpicarti lungo i suoi grossi basolati.

Scendendo a capofitto puoi fare già una prima sosta: alla fine della discesa ti attende il vociante mercato della Pignasecca.

Con gli ambulanti che urlano, la gente che spintona per passare e per accaparrarsi la merce più fresca, i capannelli di persone che si fermano agli angoli dei palazzi per scambiare una parola.

Napoli è una città che non ti fa sentire mai solo, questo è certo.

Ritorniamo in sella su via Pasquale Scura che diventa, per un brevissimo tratto, via Maddaloni e subito dopo via Domenico Capitelli.

Ecco che già ci troviamo in Piazza del Gesù, in mezzo a cui svetta l’Obelisco dell’Immacolata.

La piazza è dominata dall’insolita facciata della Chiesa del Gesù Nuovo, con l’inconfondibile bugnato di piperno a punta di diamante.

Osservandola bene dal centro della piazza, tranne che per i tre portali che immettono nelle rispettive navate e i tre finestroni al di sopra degli ingressi – la struttura che hai di fronte non sembra propriamente una chiesa.

E infatti, prima qui sorgeva uno splendido edificio rinascimentale: il palazzo Sanseverino.

Tra fine ‘500 ed inizio ‘600 il palazzo fu sostituito con l’attuale chiesa: i Gesuiti pensarono bene di riutilizzare la facciata preesistente per completare la nuova struttura religiosa, simbolo del potere della Compagnia di Gesù in città.

Il secondo tratto: da Piazza del Gesù a Piazza San Domenico

Spaccanapoli continua in via Benedetto Croce.

Nella toponomastica ufficiale si è voluto rendere omaggio al grande filosofo che visse e morì al civico n. 12 della strada, nel prestigioso palazzo Filomarino.

Superata Piazza del Gesù, sulla destra compare l’austera mole del monastero di Santa Chiara. Qui, all’interno del complesso francescano, puoi ammirare il celeberrimo Chiostro Maiolicato.

Il tempo a diposizione per la nostra passeggiata è troppo breve per descrivere in maniera approfondita questo scrigno di tesori, il simbolo per eccellenza dell’architettura gotica a Napoli. Ma sicuramente avremo modo di vistarlo insieme in futuro.

Prima di arrivare a Piazza S. Domenico, un cenno merita un altro celebre edificio che si affaccia su questo tratto di Spaccanapoli: si tratta del cosiddetto Palazzo Venezia, per decenni sede diplomatica della Repubblica di Venezia presso il Regno di Napoli.

Per il susseguirsi di monumenti e di chiese, di palazzi di importanti famiglie nobiliari, di misteri e storie bizzarre, di pizzerie e caffè storici – il tratto di Spaccanapoli tra Piazza del Gesù e Piazza San Domenico è quello che trovo più affascinante.

O semplicemente quello che più ricorre nei miei ricordi di studente universitario, quando senza soldi ma con voracità percorrevo a piedi la città provando ad imparare l’architettura direttamente sul campo.

Giungiamo a Piazza S. Domenico.

Qui la Guglia di S. Domenico fa da contraltare a quella dell’Immacolata in Piazza del Gesù, mentre la Chiesa di S. Domenico – casa madre dei domenicani e di cui, un po’ a sorpresa, vediamo il retro affacciare sulla piazza – si contrappone al monastero francescano di Santa Chiara.

Il terzo tratto: da Forcella e ritorno

Riprendiamo il cammino.

Ma questa volta, per giungere alla misteriosa statua che si erge al centro di Spaccanapoli, posizioniamoci dall’altro lato di Spaccanapoli.

Partiamo da via Giudecca Vecchia e via Vicaria Vecchia. Siamo nel cuore di Forcella, il rione del centro che è una Napoli dentro Napoli, specchio e sintesi delle eterne contraddizioni della città.

Superata via Duomo, entriamo in via San Biagio dei Librai – il tratto di Spaccanapoli che coincide con l’antico decumano inferiore.

Il nome della strada rende omaggio ai mastri librai che in passato qui avevano casa e bottega. È figlio di un libraio uno dei più grandi filosofi della storia italiana: Giambattista Vico, nato al civico 31 di questa strada.

Via San Biagio non è da meno di via Benedetto Croce: anche qui in poche centinaia di metri, si susseguono senza sosta palazzi nobiliari, musei e chiese.

Leggenda vuole che proprio lungo questa via sorgesse la casa natale di S. Gennaro: ma qui siamo nel campo del mito e non della storia.

Al centro, il vecchio decumano incrocia un’altra strada che è un vero e proprio culto mondiale: via San Gregorio Armeno, da secoli vetrina a cielo aperto della magia artigiana del presepe napoletano.

Quasi alla meta

Da via San Biagio dei Librai ritorniamo nuovamente in piazza S. Domenico.

Ma prima di giungere lì, passiamo in un’altra piccola piazza e in un minuscolo slargo: è qui che trova posto la nostra statua leggendaria.

Ora che siamo arrivati nel cuore di Spaccanapoli, possiamo finalmente scoprire i segreti di questo luogo magico.

La stretta piazza rettangolare, che incontriamo prima di sboccare a S. Domenico, si chiama piazzetta Nilo.

Sì esatto, Nilo proprio come il fiume africano. Ma perché questo nome che riporta alla mente un mondo così lontano?

Sono più o meno duemila anni che questo posto si chiama così.

In epoca romana, numerosi mercanti egizi – molti di questi provenienti direttamente da Alessandria d’Egitto – stabilirono il quartier generale dei loro traffici e dei loro commerci proprio in questo punto della città partenopea.

Pochi metri più in là – all’incrocio tra via San Biagio dei Librai, via Nilo e piazzetta Nilo – si apre un piccolo slargo noto come largo Corpo di Napoli.

Il Corpo di Napoli

Al centro di questo minuscolo spazio aperto, si erge su un basamento la nostra statua del mistero: il vecchio barbuto disteso, ancora oggi noto come il Corpo di Napoli.

Perché questa strana rappresentazione? Perché questo nome così evocativo? Ma soprattutto che funzione aveva all’origine?

Procediamo con ordine e partiamo dai tempi più remoti.

La statua è legata a doppio filo con la comunità egizia che aveva trovato ospitalità in questa zona della città greco-romana. Non a caso la statua è la raffigurazione del Nilo Giacente, e aveva carattere sacro per i mercanti alessandrini.

La statua – di età romana e risalente al II-III secolo d.C. – rappresenta un uomo anziano (personificazione del dio Nilo) disteso su una sfinge, con i piedi appoggiati su un coccodrillo e con in mano la cornucopia ripiena, simbolo dell’abbondanza.

Ad un certo punto i mercanti egizi lasciarono la zona in cui si erano insediati e della statua si perse qualsiasi traccia.

Riemerse dal nulla verso la metà del XII secolo ma questa volta era priva della testa.

L’immaginazione dei napoletani – già molto vivida all’epoca – portò ad indentificare la statua acefala come la “città di Napoli” che nutre i suoi figli: da lì deriva l’attuale denominazione di Corpo di Napoli.

Dopo altre peripezie, nella seconda metà del ‘600 la statua venne finalmente ricomposta con la testa dell’uomo barbuto che è possibile vedere ancora oggi.

Oggi, passando velocemente per piazzetta Nilo, non troverai più i mercanti egizi ma il vociare, le urla, la confusione variopinta e gioiosa sono le stesse da duemila anni a questa parte.

La città cambia per rimanere sempre lo stesso caleidoscopio di contraddizioni e la statua del Nilo (o il corpo di Napoli, dipende dai punti di vista) osserva beatamente tutto questo mentre se ne sta sdraiata nei secoli.

un suggerimento...

E proprio al Museo di Capodimonte – fino al 20 settembre 2020 – potrai visitare la mostra intitolata “C’era una volta Napoli. Storia di una grande bellezza”.

Un’occasione unica per immergersi ancora una volta nella bellezza senza tempo e nell’unicità della città partenopea.

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Pablo Picasso

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