UN’ITALIA TUTTA da SCOPRIRE si NASCONDE SOTTO i NOSTRI PIEDI Recensione del libro: “Italia Segreta. Viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo” di Mario Tozzi

Dietro un titolo “acchiappalike” si cela un libro tutto da gustare, pieno di aneddoti e curiosità e a tratti quasi avvincente. Qui non ci sono opere d’arte e monumenti nel senso canonico del termine ma meraviglie ipogee da scoprire pian piano.

Il sottotitolo – Viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo” chiarisce meglio il percorso intrapreso da Mario Tozzi – geologo, divulgatore scientifico e volto televisivo.

Con l’autore ci caliamo nei meandri delle nostre città tra cunicoli, cimiteri, gallerie, cave, acquedotti, fognature alla ricerca di mondi diversi da quelli osservabili in superficie e di un sistema tanto bello quanto fragile.

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Viaggio al centro della Terra… d’Italia

Nei viaggi compiuti da Tozzi in “Italia Segreta” la scoperta dei tesori che si celano sotto la crosta terrestre si lega alla motivazione di superare le paure che ci attanagliano quando ci immergiamo in qualcosa che non conosciamo, che quasi sfugge alla nostra osservazione razionale con dei tratti marcatamente misteriosi come può essere il sottosuolo italiano.

Ed è proprio questa la missione di Tozzi:

“In questo libro mi sono chiesto cosa ci attrae del sottosuolo e perché, ma anche le ragioni di quell’atavica paura. E per rispondere a tali domande ho intrapreso una specie di giro sotterraneo d’Italia. Sono, effettivamente, stato in tutti i posti che ho descritto e ne ho ricavato l’impressione di un mondo rovesciato, molte volte più affascinante di quello che ci abbiamo costruito sopra”.

Qui l’autore, oltre a svelare gli enigmi che vivono sotto i nostri piedi, ci dice che è andato a vedere personalmente queste “città nascoste”, indossando stivaloni e caschetto ed immergendosi anima e corpo – come un vero esploratore dell’ignoto – nel sottosuolo italiano:

“Perché in realtà io sarei piuttosto un contemplativo, e i sotterranei d’Italia li avrei descritti lo stesso senza averli mai visitati. Invece li ho battuti pietra per pietra, perché c’è un tempo per l’osservazione e uno per la riflessione, e quello ipogeo è un mondo che ha bisogno di tutte e due”.

Napoli: la città di tufo

E dove far partire questo viaggio nel mistero e nei meandri che si celano sotto il suolo italiano se non da Napoli? La città che forse più di tutte lungo la penisola ha legato il suo nome ai suoi sotterranei e alle leggende nere nate lì e poi esplose in superficie.

Già perché gli ipogei partenopei non sono solo un dedalo di cunicoli, gallerie, rifugi antiaerei e cave ma sono l’essenza stessa della città perché, nel corso dei secoli, tutto quello che è stato scavato al di sotto e poi stato riportato fedelmente al di sopra – come ci spiega alla perfezione l’autore:

“Tutta la città di Napoli costruita fino alla Seconda guerra mondiale è stata edificata con materiale estratto direttamente dal territorio del Comune stesso. Come a dire che Napoli non esisterebbe affatto se non ci fosse stato il Tufo Giallo e che i napoletani non vanno ricordati soltanto per mandolini e tarantelle, ma soprattutto per attrezzi da scavo e sistemi meccanici di risalita: un popolo di cavatori, prima ancora che pizzaioli”.

Senza mezzi termini, a Napoli il Tufo è la città stessa!

E malgrado questo rapporto atavico, negli ultimi decenni la metropoli sembra aver completamente dimenticato il suo legame con il sottosuolo. Rinnegare questa relazione significa perdere la propria memoria storica.

Smettere di cavare a regola d’arte, riempire gli anfratti con materiale “poco nobile” significa recidere il rapporto con la terra, quella terra che ha generato la città stessa. Ed è per questo motivo che i tentativi eroici di ricucire questo strappo vanno incoraggiati in tutti i modi possibili sia a Napoli che nel resto delle città italiane.

Roma, Bologna, Milano, Torino: l’alta velocità del sottosuolo

Approdiamo a Roma, l’altra grande città italiana con un patrimonio ipogeo ricchissimo ed infinito.

Qui – tra le tante meraviglie del sottosuolo – quello che ci lascia quasi senza parole è una… fognatura!

O meglio la fognatura per eccellenza. Stiamo parlando della Cloaca Maxima, opera di ingegneria romana senza pari e perfettamente funzionante da cui si può accedere tramite un tombino nel bel mezzo dei Fori e che termina il suo percorso qualche chilometro dopo con un arco di tufo – la cosiddetta Porta Stercoraria – che si immette direttamente nel Tevere.

Il sottosuolo di Torino si lega alla nomea di città della magia che pende sul capoluogo piemontese.

Nemmeno gli scavi eseguiti per la costruzione della metropolitana hanno portato alla scoperta delle cosiddette “grotte alchemiche”, anfratti magici ma destinati a rimane dell’oblio del sovrannaturale.

In “Italia Segreta” scopriamo poi che altre città hanno perso quasi irrimediabilmente il loro rapporto con l’acqua. Già perché l’acqua, sia mare sia fiume sia rete di canali, è elemento insostituibile per la nascita delle civiltà e dei sistemi urbani. Quasi paradossalmente scopriamo che anche Bologna e Milano erano città d’acqua.

Bologna aveva un fiume che solcava il centro da nord a sud, piuttosto corto ma avente comunque dignità di corso d’acqua autonomo: stiamo parlando dell’Àposa che ancora oggi è navigabile in parte, ma solo se si è disposti a calarsi sottoterra e a intraprendere un viaggio modello Caronte.

E proprio come nella città felsinea i canali abbondavano anche a Milano, che stando alle ricostruzioni storiche era un dedalo di corsi d’acqua. Oggi i navigli sono del tutto scomparsi, ricacciati sottoterra e sostituiti dalle strade moderne e veloci.

I superstiti naviglio Grande e Pavese sono ancora lì a permetterci di immaginare un paesaggio urbano completamente diverso e ormai irrimediabilmente perduto.

Il “recupero” del sottosuolo

Mario Tozzi ci guida passo passo nella sua “Italia Segreta” e non dimentica città intimamente legate al proprio sottosuolo, come Matera e Gravina di Puglia. Ci fa scendere nei meandri delle “città della morte” dal cimitero delle Fontanelle a Napoli alle catacombe romane, dalle Necropoli etrusche del centro Italia ai misteriosi sepolcri preistorici sardi noti come Domus de Janas, cioè casa delle streghe.

Il messaggio ultimo del libro “Italia Segreta. Viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo” è quello di recuperare il rapporto che lega noi esseri umani e le nostre città con quello che c’è sotto i nostri piedi. E per farlo è necessario curare ed amare un “ecosistema” imponente ma fragilissimo, appunto perché siamo tutti figli del sottosuolo:

“C’è un filo rosso ancora riconoscibile che collega la storia del pianeta Terra a quella delle civiltà degli uomini. Questo filo corre nel sottosuolo delle città più note e anche di quelle minori, tiene insieme le grotte naturali con le catacombe e i rifugi antiaerei con gli acquedotti. Il sottosuolo d’Italia, figlio della costituzione geologica della penisola, deriva direttamente dagli ultimi 200 milioni di anni di deposizioni, trasporti, scontri crostali e vulcanismo (…) ogni storia del sottosuolo comincia da qui”.

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