EUR: il quartiere moderno di Roma Le occasioni perdute dell’architettura italiana

…l’Eur è teatro di uno scontro violento e insanabile tra due fronti contrapposti: l’accademia e la modernità, la retorica monumentale e il razionalismo; vittorioso il primo, sconfitto il secondo

Ritorniamo nella parte sud di Roma. E dopo aver passeggiato nel Cimitero Acattolico e tra  le case senza tempo della Garbatella, oggi approdiamo:

  • all’ EUR: il quartiere moderno di Roma.

È difficile definire questo quartiere, questa zona di Roma. È ancora più difficile, se non impossibile, parlare dell’EUR: il quartiere moderno di Roma senza accostare necessariamente a questo le parole fascismo e Mussolini.

Oggi proveremo a farlo in maniera diversa dal solito. Questo non è un percorso alla ricerca dei monumenti dell’EUR: il quartiere moderno di Roma ma la storia di un uomo straordinario, oggi quasi del tutto dimenticato dal grande pubblico.

Cerchiamo di ricordare questo uomo tramite un racconto eterodosso dell’EUR: il quartiere moderno di Roma.

L’EUR: il quartiere moderno di Roma

Sarà inevitabile una parentesi storica per circostanziare i fatti che portarono alla costruzione di questa visione urbana. Ma in questo articolo – che si ispira al libro Una guida all’architettura moderna dell’EUR – proveremo a leggere in modo differente questo brano di città.

Già perché l’EUR: il quartiere moderno di Roma non è stato solo il sogno urbanistico del fascismo. Non è solo ampie strade, colonnati maestosi e spazi dal sapore metafisico. È stato un vero campo di battaglia nell’alveo della disciplina architettonica. Una guerra professionale e ideologica del tutto fratricida che ha visto, come in tutte le guerre che si rispettino, dei vincitori e degli sconfitti.

Nelle file degli sconfitti militavano gli architetti più capaci del loro tempo. E tra questa “generazione di fenomeni” che ha dovuto per forza di cose soccombere all’accademia e alla mediocrità ne conosceremo da vicino uno in particolare.

Ma chi è il protagonista di questa storia poco nota ai più ma decisamente affascinante? Lo vedremo nei prossimi paragrafi.

Cronache dalla grande guerra

Monte Sabotino – nei pressi di Gorizia, anno 1915.

Fischiano le bombe sulle teste dei soldati. Bombe mortali che quando colpiscono non fanno distinzioni di nessun tipo. Bombe che non fanno sconti e che gli austriaci usano a profusione sentendosi in quel momento inattaccabili nella loro posizione.

La strategia a difesa di Gorizia vede proprio nel monte Sabotino uno dei suoi capisaldi strategici. Un monte letteralmente inespugnabile.

Ma gli italiani ignorano tutto questo. E malgrado le bombe che piovono sulle loro teste, gli attacchi si susseguono a profusione.

Testardi, temerari, indifferenti alla sorte personale. Nessun soldato si tira indietro, ognuno di essi sa a cosa sta andando incontro. E tra gli “italiani” se ne distingue uno in particolare: fisico esile ma mente acuta e coraggio da vendere.

Lui si chiama Giuseppe Pagano, è un architetto ed è stato uno degli intellettuali più brillanti della prima metà del ‘900. In quel tragico momento storico, Pagano combatte con valore venendo ferito più volte durante la grande guerra e anche nella presa del monte Sabotino.

L’architetto-soldato corre anche un rischio maggiore rispetto agli altri commilitoni. Se dovesse essere catturato dal nemico rischierebbe l’impiccagione diretta perché il suo cognome in realtà non è Pagano ma Pogatschnig.

Giuseppe Pagano Pogatschnig nacque infatti nel 1896 a Parenzo, sulla costa istriana (oggi in Croazia). Quindi a quel tempo, era a tutti gli effetti un cittadino austro-ungarico. Ma Pagano allo scoppio della guerra non ha nessun esitazione: italianizza il suo cognome e combatte come “traditore” nella compagine italiana.

Ma come si incastra la vita di Pagano con l’EUR: il quartiere moderno di Roma?

Lo vedremo tra poco.

L’EUR o della sua costruzione

Cosa rappresentava l’EUR: il quartiere moderno di Roma per il regime fascista? Cosa indica la sigla che contraddistingue ancora oggi il quartiere? E perché l’EUR: il quartiere moderno di Roma sorge proprio in questa parte di Roma?

Andiamo per ordine e proviamo a dare delle risposte a queste domande.

Corre l’anno 1936 quando il Bureau International des Exposizions decide di assegnare all’Italia l’organizzazione dell’Esposizione Internazionale da tenersi nel 1941. Queste Esposizioni si tengono di regola ogni sei anni, l’ultima infatti si era svolta a Bruxelles nel 1935.

Ma l’occasione nelle mani di Mussolini e della propaganda fascista è troppo ghiotta per essere liquidata così semplicemente. Infatti, nel 1942 sarebbe caduto il ventennale della presa del potere da parte del fascismo.

Da subito in Italia, la propaganda inizia a presentare l’evento come l’Esposizione del 1941-1942. Subito dopo l’anno 1941 viene eliminato definitivamente e ci si riferirà al futuro avvenimento solo ed esclusivamente come Esposizione del 1942.

Da questo antefatto deriva il primo acronimo E42 con cui fu inizialmente designato il quartiere. Quello con cui è noto oggi (EUR) è riferibile invece dall’Ente autonomo istituito ad hoc per la realizzazione dell’Esposizione Universale di Roma.

Mentre per la realizzazione sul campo dell’EUR: il quartiere moderno di Roma, viene individuata un’ampia area nella zona detta delle “Tre Fontane” lungo l’asse per Ostia.

L’EUR o dei suoi progettisti

Nel 1937, per l’ideazione e lo studio preliminare dell’EUR: il quartiere moderno di Roma vengono nominati cinque architetti: Marcello Piacentini, Giuseppe Pagano, Luigi Piccinato, Ettore Rossi e Luigi Vietti.

Piacentini – come noto – è l’emblema stesso dell’architetto di stato, il detentore ultimo del monumentalismo retorico dell’architettura di regime. Gli altri invece, il nostro Pagano in testa, sono gli alfieri del razionalismo e delle correnti più avanzate e moderne che spirano dal nord Europa.

Va necessariamente precisato che malgrado lo spirito critico e la vis polemica di un personaggio come Pagano, allora lo stato fascista era totalizzante. Non vi era possibilità di operare al di fuori del fascismo anche se da quel preciso momento Pagano iniziò a percorrere strade completamente eterodosse.

Ernesto Nathan Rogers, altro importante architetto italiano, esprimerà perfettamente questo dato di fatto: “Gli architetti italiani moderni, dal più al meno, passarono per il fascismo; anche quelli che non aderirono, vi collaborarono con qualche opera: le mostre, gli edifici, le riviste”.

Per la costruzione dell’EUR: il quartiere moderno di Roma, si tenta un compromesso tra le due tendenze architettoniche. Compromesso che era stato già sperimentato con qualche successo nella Città universitaria di Roma o nei piani urbanistici di alcune città di fondazione.

Ma nell’esecuzione dell’EUR: il quartiere moderno di Roma qualcosa va storto. Il fascismo ha intrapreso con veemenza quella strada autoritaria e distruttiva (connaturata al regime stesso) che sfocerà inevitabilmente nella tragedia della seconda guerra mondiale.

Al progetto moderno e a tratti futuristico con tanto di sopraelevata e palazzi in vetro, acciaio e cemento si sostituisce una via Imperiale monumentale, rigida e con sequenze monotone di fulgidi colonnati.

All’idea di modernità viene anteposto un monumentalismo stucchevole e un classicismo posticcio e di facciata. Malgrado questo, l’EUR: il quartiere moderno di Roma ancora oggi presenta dei connotati di elevata qualità urbana e architettonica.

Il monumentalismo dell'EUR#googleimages

L’EUR o delle occasioni perdute

Ma cosa sarebbe stato l’EUR: il quartiere moderno di Roma se avessero vinto gli sconfitti, se nei concorsi di progettazione si fossero imposti gli architetti razionalisti?

È sempre difficile, se non impossibile, fare la storia con i se. Ma va detto che fu lo stesso Giuseppe Pagano a tentare questo esperimento storiografico, in uno dei passi più celebri della critica architettonica del ‘900.

L’articolo si intitola “Occasioni perdute” e apparve sulla rivista Costruzioni-Casabella pubblicato nel febbraio del 1941. Uno scritto breve che delinea quasi sarcasticamente la contrapposizione tra accademia e razionalismo consumatasi sul pianoro delle Tre Fontane. Dove dopo l’amarezza per la sconfitta dei “moderni” sul campo, si prova a dare una rivincita su carta ai progetti più avanzati.

Dopo l’articolo polemico, ecco apparire sulle pagine della rivista i progetti più innovativi presentati ai vari concorsi. Edifici ideati da architetti come Lingeri, Terragni, Cattaneo, Albini, Gardella o il gruppo BBPR. Edifici mai realizzati ma progettati per l’EUR: il quartiere moderno di Roma dal fior fiore della cultura architettonica più avanzata del tempo. Forse l’ultima grande generazione di architetti espressa dall’Italia.

Diamo la parola allo stesso Pagano.

“Per questa volontà di rivendicazione pubblichiamo ora alcuni tra i migliori progetti bocciati ai diversi concorsi di allora, affinché si veda intera la differenza fra le nostre simpatie e quelle dei commissari, affinché si veda che non tutti gli architetti italiani sono rimminchioniti; affinché siano chiarite le nostre posizioni e le responsabilità dei megalomani dilapidatori di pubblico denaro, affinché si pensi alle occasioni perdute dalla civiltà italiana anche nel campo dell’architettura”.

Giuseppe Pagano o della vita perduta

L’evoluzione monumentale dell’EUR: il quartiere moderno di Roma, segna la svolta per Pagano e per la sua azione sociale, politica e architettonica.

Nel 1942 si dimette dal partito fascista e dalle altre cariche pubbliche che allora ricopriva. Già nel 1943 viene arrestato come antifascista. A lungo prigioniero a Brescia, riesce ad evadere nel luglio del 1944 diventando uno degli elementi di spicco della resistenza milanese.

Arrestato nuovamente nel settembre del ‘44, chiede lui stesso di essere portato in Germania come “lavoratore volontario”. L’obiettivo di Pagano è quello di fuggire durante il trasporto ferroviario. Ma il suo piano fallisce e viene deportato prima a Bolzano e poi nel campo di concentramento di Mauthausen.

Muore per una broncopolmonite traumatica, indotta dalle percosse subite, il 22 aprile del 1945. Solo pochi giorni dopo i russi libereranno i campi ma per Giuseppe Pagano ormai è troppo tardi.

Giuseppe Pagano Pogatschnig non ha ancora 50 anni quando perde la vita. Di lui oggi, tranne che presso agli addetti ai lavori, rimane poco o nulla nella memoria collettiva.

È per questo che parlando dell’EUR: il quartiere moderno di Roma, abbiamo voluto parlare di lui. Della storia di un italiano non italiano, di un architetto brillante e di un intellettuale sopraffine. La storia di un uomo che ha vissuto senza mai tirarsi indietro tutte le contraddizioni del suo tempo.

La pietra di inciampo in onore di Giuseppe Pagano#googleimages

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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