Il Foro di Cesare a Roma Una nuova piazza come simbolo di potere

...all’eccezionale valore dei nostri soldati, i Galli opponevano ogni sorta di espediente, perché sono una razza estremamente ingegnosa, capacissima di imitare e realizzare qualsiasi cosa abbiano appreso...

tratto dal "De Bello Gallico" di Giulio Cesare Tweet

Nell’ultimo articolo della sezione Cronache dall’Antico ci siamo occupati delle Terme di Caracalla a Roma.

Oggi vi racconteremo della piazza che ha cambiato la topografia della Roma antica:

  • Il Foro di Cesare

Si tratta del primo prolungamento dello spazio del cosiddetto Foro Romano, ossia la piazza più antica.

Da questa innovativa costruzione, promossa da Giulio Cesare e che da lui prende il nome, sono state create le altre estensioni del Foro Romano.

statua di cesare
Statua di Cesare di fronte il Foro omonimo#googleimages

Diversi imperatori, dopo Cesare, hanno deciso di affidare la loro memoria alla costruzione di piazze colossali, decorate con marmi provenienti da ogni angolo dell’impero.

Queste piazze, incluso il Foro di Cesare, sono oggi ricordate come Fori Imperiali. Questo serve a distinguerle dal più antico Foro Romano.

Il Foro Romano, infatti, si trova tra il Colosseo e il Campidoglio. La sua forma, è piuttosto irregolare e i monumenti che lo adornano sono stati costruiti in tempi molto diversi.

I Fori Imperiali sono il frutto di un progetto unitario realizzato in un circoscritto lasso di tempo. Oltre a quello di Cesare, si ricordano quelli degli imperatori Augusto, Vespasiano, Nerva e Traiano.

In questo viaggio affascinante, partiremo da un episodio relativo alla conquista della Gallia (attuale Francia). Si tratta della guerra che ha reso Giulio Cesare uno dei generali più famosi della storia.

Le informazioni storiografiche provengono dallo stesso Cesare, autore del De Bello Gallico. In questo testo, il console e futuro dittatore, descrive le sue tattiche militari e gli eventi che lo hanno portato al trionfo.

Localizzazione di Alesia#googleimages

L’assedio di Alesia

52 a.C. città di Alesia, Gallia centrale (attuale Francia)

Lo scontro tra i Romani e i Galli era ormai all’epilogo.

Le truppe di Vercingetorige, comandante supremo dalle tribù della Gallia, si erano asserragliate nella città di Alesia (Francia centrale).

Monumento a Vercingetorige ad Alesia#googleimages

I Romani, comandati da Giulio Cesare, si preparavano all’assedio.

Nessuno tra loro poteva immaginare che questo scontro sarebbe passato alla storia.

Appena i Romani giunsero ad Alesia costruirono un cerchio di mura attorno alla città: l’obiettivo era sfinire ed affamare gli occupanti.

Successivamente iniziarono a lavorare ad un altro muro. Questo doveva proteggere le retrovie dall’arrivo dell’esercito gallico accorso per soccorrere Vercingetorige.

Le fortificazioni romane impedivano ai due diversi schieramenti Galli di unirsi.

L’esito della guerra dipendeva da questo doppio assedio. Cesare, infatti, si trovava nel mezzo ed era completamente circondato dall’esercito gallico.

Nel frattempo i viveri cominciavano a scarseggiare.

A causa della scarsità di cibo e dell’incertezza dello scontro, Vercingetorige fu costretto ad allontanare da Alesia tutti i non combattenti.

Questa massa di donne e bambini non fu accettata dai Romani e i Galli non li rivollero indietro. Così essi morirono per mancanza di cibo, acqua e riparo.

Per i Galli si dimostrò impossibile coordinare gli attacchi di quelli interni alle mura e di coloro che erano all’esterno delle linee romane.

L’esito del conflitto fu a lungo incerto

Alla fine l’ago della bilancia pendette a favore dei Romani grazie al coraggio personale di Cesare che guidò una carica in un momento cruciale.

L’esercito gallico fu messo in fuga, lasciando Vercingetorige bloccato ad Alesia con poche speranze di salvezza.    

A questo punto la resa era inevitabile.

L’epilogo della battaglia

Lo storico Dione Cassio riferisce che Vercingetorige, con indosso la sua armatura migliore, si presentò all’improvviso nel campo romano.

Entrò nel tribunale dove Cesare era seduto in giudizio e si inginocchiò davanti a lui.

In questo modo, arrendendosi di persona, sperò di risparmiare la vita ai suoi uomini e di scongiurare atroci sofferenze al suo popolo.

Purtroppo Cesare non era un uomo compassionevole.

I Galli ribelli furono uccisi o ridotti in schiavitù e Vercingetorige fu condotto a Roma. Il Gallo che aveva tenuto testa a Cesare fu imprigionato nel carcere Tulliano alle pendici del Campidoglio, dove rimase per sei anni.

La fine di Vercingetorige era già scritta e durante la cerimonia per il trionfo di Cesare, egli venne giustiziato.

Cesare e Vercingetorige

Caio Giulio Cesare è il protagonista di questa conquista. Le gesta militari e le sue indiscusse capacità belliche, non devono però offuscare le conseguenze umane.

La conquista della Gallia fu una vera e propria carneficina.

Secondo alcuni storici, l’efferatezza di questa conquista può essere paragonata a quella spagnola delle Americhe nel ‘500.

Quindi, non dimentichiamo che, al di là della sua fama, Cesare fu un dittatore. Infatti, dopo la conquista della Gallia rovesciò l’ormai fallita democrazia romana sostituendola con una dittatura militare.

Vercingetorige è descritto come indomito, alto e bello. Si diceva che fosse assai intelligente e ottimo oratore.

L’eroe gallo divenne presto una figura di culto in tutta la Gallia. Oggi è riconosciuto come il primo eroe nazionale della Francia e la sua impavida sfida alla superpotenza romana è ancora molto sentita.

Il Foro di Cesare a Roma: la localizzazione

In una lettera ad Attico del 54 a.C., Cicerone informa l’amico di aver accettato un incarico da Cesare. Doveva acquistare un terreno per la costruzione di una nuova piazza.

La storia del Foro di Cesare a Roma, inizia da qui.

L’anno dell’inaugurazione è il 46 a.C. ma i lavori si protrassero anche successivamente. L’edificio fu infatti inaugurato nuovamente sotto Ottaviano Augusto.

Esso sorge tra il Foro Romano, le pendici del Campidoglio (dove si trova il carcere Tulliano) e le pendici del colle Quirinale. Quest’ultime sarebbero state successivamente tagliate per la costruzione del Foro di Traiano.

Il foro è per definizione una piazza e, come tale, si compone di uno spazio centrale circondato da un colonnato.

L’ingresso al Foro di Cesare è di fronte all’antico Carcere Tulliano, dove oggi si trova la Chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami.

Vi si accede dal cosiddetto clivus Argentarius, una strada romana ancora ben conservata. Da qui, oggi, si può ammirare il centro della Roma antica in una quiete quasi irreale.

Infatti, questo scorcio di Roma è poco conosciuto dalla massa di turisti che affolla la Capitale. 

Vista del Clivus Argentarius#googleimages

La planimetria

L’area occupata dal Foro di Cesare misurava circa 160x75m; si tratta quindi di un rettangolo molto allungato.

Pianta del Foro di Cesare all'interno dei Fori Imperiali#googleimages

Al centro si trovava un’area scoperta, pavimentata in travertino e decorata con la statua equestre di Cesare.

Sul lato sud-occidentale della piazza (guardando il Tempio di Venere, sulla sinistra) si trovano alcune botteghe (le cosidette tabernae).

La piazza era circondata su tre lati da un portico colonnato; il quarto era occupato dal Tempio di Venere Genitrice.

Il Tempio di Venere Genitrice

Il Tempio di Venere Genitrice occupava il fondo della piazza.

Si accedeva ad esso tramite due scalette laterali incassate nell’alta base, originariamente rivestita di marmo.

L’edificio, fulcro del Foro di Cesare a Roma, aveva colonne in stile corinzio: otto sulla fronte e nove sui lati lunghi. Il lato di fondo era cieco.

Tre delle colonne, ritrovate durante gli scavi, sono state rialzate. Le porzioni mancanti sono state ricostruite in mattoni.

Al centro del Tempio si trovava la cella con la statua di Venere Genitrice. Essa era madre di Enea e mitica progenitrice della gente Giulia, ossia della stirpe di Giulio Cesare.

Il Foro di Cesare a Roma si presenta dunque come una lunga e stretta piazza porticata.

Il Tempio, che occupa tutto il lato minore di fronte all’ingresso, ne costituisce la conclusione prospettica e l’elemento unificante.  

Appare evidente la funzione ideologica e propagandistica di questa disposizione architettonica. Essa era destinata ad esaltare la dea progenitrice della stirpe Giulia e, di riflesso, lo stesso Cesare.

Infatti, al centro del Foro, come detto, si ergeva la statua del dittatore che, quindi, si inseriva lungo questo asse sacralizzante, in connessione con la progenitrice.

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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