La Villa Farnesina di Roma Agostino Chigi e Raffaello Sanzio: un’alleanza per l’arte

Agostino aveva voluto costruire una casa degli ozi, e solo lui poteva permettersela così interamente e dettagliatamente progettata per il fasto colto che tanto amava (…) In quella cornice arrivò, su una conchiglia di madreperla, trainata da due delfini festosi, la nuova dea dell’amore, destinata ad oscurare tutte le figure femminili apparse sul suolo di Roma nei due millenni precedenti: Galatea

Oggi con la sezione Perdersi a Roma entriamo nella:

  • Villa Farnesina di Roma

uno degli scrigni più preziosi del Rinascimento italiano all’interno delle mura della città eterna.

La Villa Farnesina di Roma fu commissionata da un uomo straordinariamente ricco. Un vero self made man dell’epoca.

E questo uomo ricchissimo non badò certo a spese per il progetto e la decorazione della sua dimora romana costruita a pochi passi dal Tevere.

Basta leggere i nomi degli architetti e degli artisti passati sul cantiere di Villa Farnesina di Roma per farsi un’idea. Baldassare Peruzzi, Raffaello Sanzio, Sebastiano del Piombo. E ancora Giovanni da Udine, il Sodoma, Giulio Romano.

Ma chi era questo uomo ricchissimo? E perché la Villa Farnesina di Roma si chiama così?

Per scoprire tutto questo ci tocca assistere ad un matrimonio. E allora via con le celebrazioni e i festeggiamenti.

La Villa Farnesina di Roma: un matrimonio d’amore

Roma, agosto 1519.

Il sole splende gagliardo sulla città eterna. Il prato del giardino è rasato alla perfezione. Gli alberi da frutto potati con cura estrema quasi come opere d’arte. I fiori coloratissimi emanano odori armoniosi e a pochi passi il Tevere gorgoglia sereno nel suo lento discendere verso il mare.

Tutto è curato nei minimi particolari. Non mancano certe le esibizioni di lusso e sfarzo ma tale ostentazione viene fatta in maniera assolutamente misurata e discreta. Niente può essere fuori posto per i festeggiamenti e le celebrazioni di uno dei matrimoni più importanti di quel tempo.

Il fior fiore della nobiltà romana è assiepato tra il giardino e le logge della Villa Farnesina di Roma. All’epoca, l’edificio non era noto certo con quel nome ma noi per convezione continueremo a chiamarlo così.

Se alziamo la testa, tra la folla ingioiellata e composta, possiamo scorgere anche la figura panciuta di papa Leone X. Il papa in prima persona sta per officiare questo indimenticabile matrimonio.

Ma chi sono gli sposi? A quali nobile casato appartengono se cotanta nobiltà si aggira tra gli invitati? Fanno parte forse della stessa famiglia del papa per ricevere l’onore di essere uniti in matrimonio dal pontefice stesso?

Per svelare l’arcano, non ci tocca che andare a conoscere da vicino gli sposi.

La sposa si chiama Francesca Ordeaschi e viene da Venezia. Proprio nella città lagunare qualche anno prima fece la conoscenza del suo futuro sposo. L’uomo innamoratosi alla follia di lei, malgrado la notevole differenza d’età, fece di tutto per portarla a Roma. Prima di sposarsi i due vivevano già insieme nelle splendido scenario della Villa Farnesina di Roma. E non mancarono di generare numerosi figli che allietavano la loro quotidianità.

L’uomo più ricco del suo tempo

Al momento, possiamo dire che il quadro si è ingarbugliato ancora di più. Abbiamo scoperto che la donna sicuramente non ha nobili origini. Non solo, il papa stesso si appresta a celebrare lo sposalizio di una coppia che già da anni viveva insieme senza alcun vincolo matrimoniale. E la cosa suona decisamente strana per le consuetudini religiose e sociali dell’epoca.

Vediamo se riusciamo a capire qualcosa in più puntando il nostro sguardo sull’uomo.

Lo sposo è Agostino Chigi e anche la sua “patente di nobiltà” non è paragonabile a quella delle grandi famiglie romane presenti al suo matrimonio.

Semplicemente Agostino Chigi è l’uomo più ricco del suo tempo. Banchiere, imprenditore e uomo d’affari coriaceo e spregiudicato. Con i suoi soldi e con le casse delle sue filiali sovvenzionava imprese belliche e finanziare in ogni dove. I suoi interessi si estendevano dagli stati italiani all’intera Europa.

Ma, sopra ogni cosa, Agostino Chigi è il banchiere di fiducia dei papi. Di quei papi potentissimi che a quel tempo facevano il bello e il cattivo tempo sulla penisola. Papi che finanziavano guerre e intrecciavano alleanze e intrighi. Gli stessi pontefici che commissionavano poi opere d’arte sopraffini ai più grandi artisti dell’epoca.

Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, Agostino Chigi seppe farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. È il momento giusto fu quando papa Alessandro VI Borgia decise di silurare i Medici e di cedere ai banchieri senesi l’ufficio di cassieri della Camera apostolica.

Agostino faceva parte di quei banchiere senesi e in poco tempo accentrò nelle sue mani una serie di incarichi che fruttavano rendite inusitate. Rendite che poi Agostino Chigi investiva in maniera spregiudicata oltre i confini dello stato pontificio generando profitti su profitti.

La Villa Farnesina di Roma: l’opera d’arte totale

Il prestigio e la ricchezza di Agostino crebbero a dismisura con i pontefici successivi: Giulio II e Leone X. Era talmente in confidenza con i pontefici che Leone X obbligò Agostino a sposare l’amata Francesca Ordeaschi. Il papa non poteva tollerare che uno dei suoi uomini più fidati vivesse in spregio alla morale religiosa di cui egli stesso era il custode ultimo.

Fu proprio Leone X – esponente di spicco della famiglia Medici e figlio di Lorenzo il Magnifico – ad officiare le nozze di Agostino e Francesca. E non poteva esserci uno scenario più suggestivo della Villa Farnesina di Roma per questo sposalizio.

A quel matrimonio, possiamo immaginare tra gli invitati anche Raffaello Sanzio. Raffaello come Agostino non era di nobile lignaggio. Ma proprio come Agostino Chigi, anche Raffaello con la sua capacità, il suo acume e il suo talento aveva scalato le gerarchie sociali diventando intimo di papi e nobiluomini.

Se Agostino Chigi era il “grande mercante della Cristianità” – come ebbe a definirlo il sultano di Costantinopoli – Raffaello Sanzio era il principe della pittura.

Nel corso del 2020 – anno in cui si celebrano i 500 anni della sua scomparsa – abbiamo già visto Raffaello all’opera nella Scuola di Atene.

E poi nella suggestiva Pala Baglioni – oggi custodita nella Galleria Borghese di Roma.

E anche all’interno della Villa Farnesina di Roma, Raffaello Sanzio lasciò la sua firma pittorica. Portando al punto massimo quella sublime commistione di architettura e pittura che fanno della Villa Farnesina di Roma l’opera d’arte totale del Rinascimento italiano.

In particolare, ci soffermeremo tra poco su una singola opera di Raffaello. Un’opera che riassume in sé tutta l’avventurosa storia d’amore di Agostino Chigi e Francesca Ordeaschi.

L’architettura della Villa Farnesina di Roma

La Villa Farnesina di Roma sorge a pochi passi da porta Settimiana, in zona Trastevere tra il fiume e via della Lungara. Il lotto di terreno fu acquistato da Agostino Chigi nel 1505 e già nel 1511 il banchiere si era stabilito a vivere nella sua dimora.

Sicuramente il 1511 fu indimenticabile per Agostino perché proprio in quell’anno conobbe a Venezia l’amata Francesca Ordeaschi.

Ma torniamo all’architettura della Villa Farnesina di Roma, un edificio di grande equilibrio formale e dal disegno nitido e razionale.

Nel progetto del giardino e del verde – oggi rimaneggiato rispetto all’idea iniziale – l’architetto pose la stessa cura che mise nella realizzazione dell’edificio. Le logge – ariose e decorate con festoni di fiori e frutta – sono quasi un’estensione interna dei pergolati, dei giardini e della raffinata sistemazione paesaggistica esterna.

L’architetto che ideò al fianco del Chigi la Villa Farnesina di Roma – portento dell’architettura rinascimentale – è Baldassarre Peruzzi. Progettista e pittore di origini senesi proprio come il banchiere, Peruzzi fu molto attivo in vari cantieri italiani e a Roma in particolare.

Ma perché la Villa Farnesina di Roma – specchio fedele della grande personalità del banchiere senese – è nota con un nome che rimanda alla famiglia Farnese?

Perché nel 1579 la proprietà della Lungara passò alla famiglia Farnese e da loro prese il nome che con cui è universalmente conosciuta ancora oggi. Con buona pace di Agostino Chigi.

Galatea: Raffaello entra in scena

La Villa Farnesina di Roma è ancora oggi una gioia per gli occhi per gli importanti cicli pittorici conservati splendidamente al suo interno.

A lavori quasi ultimati – uno degli ambienti su cui si concentrò l’attenzione del banchiere fu la loggia al piano terra aperta verso il Tevere. Qui, sempre il Peruzzi iniziò a decorarne la volta.

Nel 1511, rientrando da Venezia, Agostino Chigi non portò con sé solo Francesca Ordeaschi ma anche un pittore di notevole talento: Sebastiano del Piombo. E proprio l’artista lagunare fu incaricato di proseguire i lavori in questa zona dell’edificio affrescando le lunette.

Sempre Sebastiano del Piombo, su una delle pareti della loggia, affrescò una grande figura di Polifemo. In cui, forse, possiamo riconoscere la stessa figura del banchiere. E qui iniziano le schermaglie d’amore che dalla realtà vengono magnificamente trasposte in pittura sulle pareti della Villa Farnesina di Roma.

Il Polifemo di Sebastiano del Piombo#googleimages

A questo punto mancava solo lei: la figura femminile degna di tanto amore e per cui era stato creato tutto ciò. E questa non poteva che essere Galatea, la bellissima ninfa di cui Polifemo era innamorato alla follia ma che sfuggiva alla passione bruciante del ciclope. E solo un pittore poteva dipingere cotanta grazia: Raffaello Sanzio.

L’artista urbinate, liberatosi per un attimo dagli impegni delle Stanze Vaticane e da Giulio II, fa il suo ingresso nella Villa Farnesina di Roma. E lascia qui il suo capolavoro per Agostino come tributo al suo amore tormentato.

Galatea, una delle ninfe marine, bellissima e scultorea viene immortalata su una conchiglia che solca il mare trainata da due delfini. Sembra quasi sfuggire alle pressanti avance di Polifemo mentre intorno a lei si affastellano numerosi abitanti del mare. Nel cielo solcato da nubi, sulla testa di Galatea, tre amorini alati sono pronti a scoccare le loro frecce d’amore.

Agostino e Raffaello escono di scena

La Galatea della Villa Farnesina di Roma dipinta da Raffaello è sicuramente una delle scene più note della cultura figurativa rinascimentale. Famosa sia per la compiutezza pittorica sia per i raffinati giochi intellettuali che rimandano alla favola d’amore di Agostino e Francesca.

Una favola d’amore che Agostino aveva voluto “regolarizzare” con il matrimonio celebrato in quel giorno di agosto del 1519. Francesca, a quella data, gli aveva già dato quattro figli e forse Agostino – malgrado un’età non avanzatissima – sentiva che il suo tempo era agli sgoccioli.

Per uno strano gioco del destino, Agostino Chigi morirà nell’aprile del 1520. Pochissimi giorni dopo la morte dell’amico pittore Raffaello che – spirando a soli 37 anni – aveva gettato nello sconforto Roma e l’Italia intera.

Agostino e Raffaello avevano avuto il tempo però di decorare la Villa Farnesina di Roma con un altro insuperabile capolavoro. Abbellendo un’altra delle logge dell’edificio immerso nel verde a pochi passi dal Tevere.

Ma questa è un’altra storia.

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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