Le OPERE di CARAVAGGIO a ROMA: parte prima La vita del pittore maledetto nel rione Campo Marzio

Caravaggio David con la testa di Golia
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L’arte di Caravaggio è fatta di buio e luce. Le sue immagini presentano, come sotto un riflettore, momenti di esperienza umana spesso estremi e tormentati (…) I dettagli emergono dal buio con tale arcana chiarezza da poter essere allucinazioni. Ma, sempre, le ombre sconfinano, pozze nere che minacciano di cancellare tutto. Guardare i suoi quadri è come guardare il mondo alla luce di un fulmine

Può sembrare strano inaugurare la nuova sezione “Perdersi a Roma” con le opere di Caravaggio a Roma. L’artista non nacque a Roma ed arrivò nella città eterna pur sempre da adulto.

Ma forse nessuno come:

  • Caravaggio il pittore maledetto

ha saputo far proprio lo spirito contraddittorio di questa città a cavallo tra il ‘500 e il ‘600.

Nessuno come lui ha creato una empatia vitale con i sordidi personaggi della Roma popolare. Personaggi che presto si sono trasformati nei protagonisti assoluti dei suoi quadri e che rivivono continuamente nelle opere di Caravaggio a Roma.

Nessuno come lui ha saputo trasformare le atmosfere di un rione in particolare, con le sue stradine e i suoi malaffari, nelle spettacolari scene impresse nelle opere di Caravaggio a Roma.

Le opere di Caravaggio a Roma

E tante sono le opere di Caravaggio a Roma esposte tra i vari musei della città. Abbiamo già visto insieme quelle che tappezzano le pareti della Stanza del Sileno all’interno della Galleria Borghese. E tra queste una in particolare riemergerà con tutta la sua nera potenza alla fine del nostro articolo.

E molte sono le opere di Caravaggio a Roma “gratuite” che è possibile ammirare ancora oggi nella loro tragica bellezza nelle chiese di Roma, lì dove furono concepite ed esposte tra scandali, rifiuti e le immancabili polemiche.

E le opere di Caravaggio a Roma “gratuite” hanno un comune denominatore: quello di essere esposte nelle chiese di un particolare rione della Roma pontificia del tempo.

Il percorso sarà lungo tra le stradine malfamate di Campo Marzio.

Questo è solo l’inizio del viaggio tra le opere di Caravaggio a Roma.

Da Caravaggio a Campo Marzio

Roma, una sera di aprile dell’anno 1604.

Caravaggio è seduto all’Osteria del Moro in via della Maddalena.

A prima vista sembra una ordinaria serata primaverile romana. Ma quando c’è il Merisi di mezzo sembra sempre che le cose possano precipitare da un momento all’altro.

Il pittore ordina un semplice piatto di carciofi. Lo sfortunato cameriere di turno gliene serve quattro cotti nel burro e quattro nell’olio.

Caravaggio sembra un po’ titubante. Saggia la consistenza dei carciofi ma non si decide ad addentarli. Allora si gira verso il cameriere e gli chiede perentorio di indicargli quali fossero quelli cotti nel burro e quali quelli cotti nell’olio.

Il cameriere con poco garbo dice all’artista di provare a capirlo da solo. Una semplice risposta che aizza in maniera nefasta la collera del Merisi.

Il pittore si alza in piedi e con tutta la furia del mondo scaglia il piatto in faccia al cameriere ferendolo gravemente al volto.

Questo è solo uno dei tanti episodi che videro Michelangelo Merisi protagonista assoluto della cronaca di Campo Marzio.

Già perché il pittore è passato alla storia come Caravaggio, nome della sua cittadina di origine oggi in provincia di Bergamo.

Ma sarebbe scandaloso se qualcuno si azzardasse a chiamare il pittore: Michelangelo Merisi da Campo Marzio?

Probabilmente no!

Perché proprio il sordido e popoloso rione della città di Roma fu lo scenario in cui si svolse gran parte della sua tumultuosa vita.

Qui ancora oggi è possibile ammirare le opere di Caravaggio a Roma. Qui nel tempo libero il pittore maledetto scorrazzava con la sua banda nelle agitate vie del quartiere, macchiandosi dei crimini più svariati.

Ma prima di contemplare le opere di Caravaggio a Roma, è doveroso un cenno alla vita fuori dagli schemi da lui condotta dopo esser giunto nella città eterna.

I primi anni a Roma

Michelangelo Merisi giunge a Roma nell’estate dell’anno 1592.

Tramite i suoi protettori lombardi, i Marchesi Sforza Colonna di Caravaggio, trova riparo presso monsignor Pandolfo Pucci di Recanati nel Palazzo Colonna a piazza Santi Apostoli.

Nei suoi primi anni nella città eterna, la vita del giovane artista è fatta di stenti e piena zeppa di difficoltà economiche.

Abbandonata la residenza del prelato Pucci – da lui soprannominato “monsignor insalata” per i pasti non certamente luculliani che il religioso gli passava – troviamo Caravaggio ricoverato allo Spedale della Consolazione.

Non avendo denari a sufficienza il pittore fu costretto a farsi assistere nell’ospedale destinato ai poveri.

Sempre in quegli anni, l’artista va a bottega dal pittore Giuseppe Cesari, più noto come Cavalier d’Arpino pittore molto in voga all’epoca ed esponente di punta della pittura del tardo Manierismo.

Il Cavalier d’Arpino ha lo studio nel cuore del quartiere romano e precisamente al vicolo della Torretta, strada ancora oggi esistente tra via di Campo Marzio e via della Scrofa.

Qui Caravaggio incontra la vita tumultuosa di Campo Marzio con le sue osterie, i suoi bordelli e i campi di pallacorda dove si scommette clandestinamente.

Qui il pittore incontra le popolane, le prostitute e i delinquenti di strada che animeranno le opere di Caravaggio a Roma, in ossequio a quella ricerca dal vero che fa del Merisi il massimo esponente del realismo pittorico di tutti i tempi.

La sua permanenza presso il Cavalier d’Arpino dura poco.

All’inizio del 1594, Michelangelo Merisi decise di “stare da sé stesso” lasciando la bottega del pittore manierista.

Ma la situazione per l’artista non cambiò assolutamente. Poche erano le commissioni di quadri e pochissime rimasero le entrate economiche.

In quel momento di opere di Caravaggio a Roma ancora non ce n’era traccia.

ottavio leoni ritratto caravaggio
Ritratto di Caravaggio#googleimages

Vita a Palazzo Madama

Verso la fine dell’anno 1595 troviamo Michelangelo Merisi tra le comode sale di Palazzo Madama – oggi sede del Senato della Repubblica Italiana. All’epoca l’edificio era la residenza del Cardinale Francesco Maria Del Monte, ambasciatore del granducato di Toscana presso lo Stato Pontificio.

La protezione del cardinale toscano e l’incontro con il mercante d’arte Costantino Spata ma soprattutto quello con il banchiere genovese Vincenzo Giustiniani, allora considerato l’uomo più ricco di Roma, permisero la svolta artistica del pittore.

Letteralmente inondato da richieste e commissioni – fino al 1599 eseguì le più importanti “opere private” della sua carriera pittorica. A partire dal 1599, questi mecenati furono gli stessi che si adoperarono per assicurargli cospicue committenze pubbliche.

Valga per tutte la celebre cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi, che accoglie le tre mirabili tele del ciclo di San Matteo – uno dei capisaldi pittorici delle opere di Caravaggio a Roma.

Dalla cappella Contarelli in poi, la fama di Michelangelo Merisi cresce a dismisura e si propaga a macchia d’olio nella Roma del tempo. In maniera proporzionale al suo successo artistico aumentano anche gli episodi di strada in cui rimane coinvolto, vicende riconducili al suo temperamento violento e rissoso.

Una vita violenta

La leggenda del pittore maledetto è in realtà riportata scrupolosamente nei verbali giudiziari dell’epoca.

Mentre diventano sempre più numerose le opere di Caravaggio a Roma, crescono anche gli episodi criminosi in cui il pittore è protagonista diretto. Dal 1600 al 1606 Caravaggio viene incarcerato numerose volte mentre non si contano le denunce a suo carico.

Nell’agosto del 1603 il pittore Giovanni Baglione denuncia per calunnie alcuni artisti rei di aver diffuso dei sonetti diffamatori verso la sua opera pittorica. I soggetti in questione sono proprio Caravaggio e i suoi compagni di merende tra cui l’architetto lombardo Onorio Longhi e il pittore toscano Orazio Gentileschi, padre della pittrice Artemisia Gentileschi.

Al 1605 risale la lite con la sua proprietaria di casa in merito ad un arretrato di sei mesi nel pagamento dell’affitto dell’appartamento che Caravaggio aveva preso in locazione due anni prima in vicolo di San Biagio – oggi al civico n. 19 del vicolo del Divino Amore. Il pittore viene accusato anche di aver demolito un solaio nella dimora, probabilmente per studiare meglio gli effetti della luce che pioveva dall’alto.

Nel luglio del 1605 il Merisi aggredisce alle spalle il Notaio Mariano Pasqualoni per via di una donna conosciuta nel rione Campo Marzio come Lena che “sta in piedi a Piazza Navona” e che all’epoca dei fatti era “donna di Michelangelo”.

Quer pasticciaccio brutto de via di Pallacorda

L’apice della vita violenta del pittore si ha nel maggio del 1606.

Due gruppi composti da quattro persone l’uno si fronteggiano in uno stretto vicolo di Campo Marzio in quella che è oggi denominata via di Pallacorda, tra palazzo Borghese e palazzo di Firenze. Si sta per giocare una partita di pallacorda: una sorta di pallapugno dell’epoca molto simile ad un tennis senza racchette.

Accanto a Caravaggio, tanto per cambiare, c’è anche il sodale Onorio Longhi. L’altra banda è cappeggiata da tal Ranuccio Tomassoni da Terni con il quale sembra che Michelangelo Merisi abbia dei debiti di gioco.

La partita degenera, gli animi si accendono: scoppia una rissa e, come nel costume dei tempi, dal nulla saltano fuori le spade e i pugnali.

Nella concitazione del momento, Caravaggio viene ferito ma a sua volta ha tempo e modo di trafiggere gravemente Ranuccio Tomassoni che muore assassinato di lì a poco per i colpi mortali inferti dal pittore: Caravaggio ha ucciso un uomo.

Si tratta proprio di Ranuccio Tomassoni da Terni che aveva tra l’altro amicizie influenti nella Roma dell’epoca. Questa volta nemmeno i potenti protettori del pittore possono aiutarlo e intercedere per lui.

Michelangelo Merisi scappa da Roma ed inizia a girovagare senza sosta, sempre braccato sempre coinvolto in risse e fatti violenti.

A Napoli, a Malta, in Sicilia le opere del pittore maledetto si fanno sempre più cupe, i soggetti sono sempre più terribili e angosciosi in un susseguirsi di fughe precipitose da un luogo all’altro dell’Italia del sud e del Mediterraneo.

Le opere di Caravaggio a Roma sembrano ormai un lontano ricordo.

Ad un passo dal perdono

Tante sono le opere di Caravaggio a Roma ma una, tra le mura della Galleria Borghese, da sola riassume tutta l’angoscia vissuta del Caravaggio in questi anni concitatissimi:

Molti degli addetti ai lavori sono convinti che questo sia l’ultimo dipinto di Michelangelo Merisi e, con buona probabilità, fu eseguito direttamente per Scipione Borghese.

L’obiettivo ultimo era quello di spronare il Cardinale a far accogliere la domanda di grazia da suo zio, il papa Paolo V Borghese.

Caravaggio si autoritrae nella testa di Golia, una testa tagliata di netto da non più di qualche secondo considerando il sangue che sgorga ancora copioso dal collo tranciato.

Una testa espressiva e realista dalla cui bocca esala l’ultimo respiro e che prefigura realisticamente la tragica fine dell’artista.

Caravaggio David con la testa di Golia
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Michelangelo Merisi non metterà mai più piede a Roma, non solcherà mai più il selciato delle strade di Campo Marzio anche se le opere di Caravaggio a Roma continueranno a vivere dopo di lui.

Sono passati ormai alcuni anni dal fatto delittuoso: certo di una grazia da parte del Pontefice, il Merisi si avvicina a Roma e dal litorale toscano è pronto a rientrare nella città eterna.

Qui però sulla spiaggia di Porte Ercole, nel luglio del 1610 Caravaggio muore improvvisamente colto da febbre malarica mentre il papa si apprestava ad emanare la grazia pontificia tramite cui il pittore sarebbe potuto rientrare in città.

Così a 39 anni non ancora compiuti, si spegne mestamente la vita impetuosa e tormentata del grande artista lombardo.

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“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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