Le OPERE di CARAVAGGIO a ROMA: parte terza I quadri nella chiesa di Santa Maria del Popolo

opere caravaggio roma
"La Cappella Cerasi" nella chiesa di Santa Maria del Popolo#googleimages

Solo quando Rubens arrivò alla soglia della cappella, e mise un piede nel vestibolo, egli vide il resto: Caravaggio. Le tele laterali della cappella non potevano essere più distanti dalla pala che affiancavano: tutto clamore, moto e luce in Annibale, tutto silenzio, immobilità e buio in Caravaggio

Il nostro viaggio alla scoperta delle:

  • opere di Caravaggio a Roma

è giunto alla terza puntata.

Il pittore maledetto vive la sua vita violenta tra i vicoli del rione Campo Marzio.

Ma a cavallo dell’anno 1600 ha tempo di dipingere la sua prima mirabile “opera pubblica”: le tre tele sulla vita di San Matteo nella cappella Contarelli della chiesa di S. Luigi dei Francesi.

Il successo e il clamore suscitato da queste opere di Caravaggio a Roma, lanciano il Merisi sulla cresta dell’onda della scena pittorica romana dell’epoca.

Di lì a poco fioccheranno altre commissioni pubbliche. Le sue tele andranno ad ornare i luoghi sacri del rione portandosi dietro l’onnipresente corredo di scandali e polemiche.

Oggi, per continuare a scoprire il rapporto di Caravaggio con la vita di Campo Marzio, voglio parlarti di queste due opere:

  • la Conversione di San Paolo
  • e la Crocifissione di San Pietro

esposte entrambe nella cappella Cerasi della chiesa di Santa Maria del Popolo.

Le opere di Caravaggio a Roma: sulla strada di Carracci

Roma, settembre del 1600.

Caravaggio sta per concludere le tele della cappella Contarelli.

Lo stupore generato da queste creazioni e le sue influenti amicizie gli permettono di ottenere immediatamente una nuova e prestigiosa commissione.

In questo modo le opere di Caravaggio a Roma inizieranno a moltiplicarsi nella città eterna.

Tiberio Cerasi, tesoriere generale della Camera Apostolica, ha acquistato da qualche mese una cappella in Santa Maria del Popolo. La chiesa, a ridosso della Porta del Popolo, accoglie i pellegrini che attraverso la via Flaminia giungono a Roma da nord.

Questa volta, a favorire il Caravaggio è l’altro grande protettore del pittore, Vincenzo Giustiniani.

Tiberio Cerasi è amico personale del banchiere genovese ed è ricco, anzi ricchissimo. Si dice che avesse addirittura “comprato” con moneta sonante la carica di tesoriere papale.

Per la sua cappella, il funzionario assolda quelli che sono considerati gli astri nascenti della pittura romana del tempo. Nessuno dei due è romano di nascita: il lombardo Michelangelo Merisi ed Annibale Carracci, bolognese doc.

Michelangelo e Annibale si guardano, si scrutano da lontano ma poi sono costretti per forza di cose a stare gomito a gomito assorti nei preparativi delle loro opere.

Sono artisti immensi ma allo stesso tempo uomini fragili. Caravaggio scontroso e irascibile, sempre pronto a menare le mani. Carracci con quell’animo melanconico che presto sfocerà nella depressione che lo porterà addirittura ad abbandonare i pennelli.

Ad uno sguardo superficiale, lo stile dei due pittori sembra essere lontanissimo e a tratti quasi inconciliabile.

In realtà entrambi, ma con metodi ed inclinazioni specifiche, apportano una vera rivoluzione nell’ambito pittorico della Roma dell’epoca.

Caravaggio e Carracci: un incontro per la storia

Il pittore bolognese entra in polemica aperta con l’ingessata ed accademica scena tardomanierista imperante in città a quel tempo. E quasi la spazza via con un’opera magistrale come l’affresco della volta della galleria di Palazzo Farnese.

Nella cappella Cerasi, le opere di Caravaggio a Roma si fronteggiano diligentemente con quella di Annibale.

In un ambiente limitato come quello di una cappella, i due pittori fanno letteralmente vivere i loro quadri. Interpretando nel migliore dei modi lo spazio a loro disposizione

La scena non si svolge più in maniera piatta sul fondo della tela (o della tavola) ma viene letteralmente incontro agli spettatori. L’effetto dinamico è assicurato se si osservano le tele da un punto di vista privilegiato.

Nelle tele del Merisi, poste sui due lati della cappella, l’effetto scenico è garantito grazie ad una vista fortemente scorciata. Soltanto quando si mette piede sulla soglia della cappella ci accorgiamo della presenza dei due quadri posti in diagonale rispetto a chi osserva

Invece, l’Assunzione di Maria (1601) di Annibale Carracci si gode nella sua pienezza se si intraprende un percorso diretto e frontale. L’opera è visibile già dall’ingresso in chiesa. E il percorso visivo dal fondo della chiesa verso la pala è esaltato dal moto dinamico verso l’alto che permea l’opera del bolognese.

Sicuramente Annibale era uomo più mite del nostro iracondo Michelangelo.

Ma all’impatto rivoluzionario sulla pittura e sulla storia dell’arte, per entrambi, fece da contraltare una fine tragica e angosciosa.

Il lombardo – colto da febbre malarica – moriva braccato e fuggiasco nel 1610. Il bolognese si spegneva l’anno prima lasciandosi morire in preda alla forte depressione che da sempre sconvolgeva il suo animo melanconico.

Le prime versioni

Nel contratto stipulato nel settembre del 1600 tra Cerasi e Caravaggio si legge che il pittore dovrà impegnarsi a produrre due quadri. Il primo raffigurante la conversione di San Paolo e l’altro la crocifissione di San Pietro

Il supporto sarà costituito da tavole di legno di cipresso e non dalle solite tele. Cosa del tutto inusuale per opere di Caravaggio a Roma. Infatti, i due quadri che oggi puoi ammirare sulle pareti laterali della cappella sono dipinti su… delle tele.

Che fine hanno fatto i quadri eseguiti sulle tavole di cipresso?

Morto il Cerasi, lo Spedale della Consolazione diventa erede universale del funzionario papale. Il pittore sperimenta per la prima volta quella che sarà quasi una costante nelle opere di Caravaggio a Roma di natura pubblica. Per motivi ancora oggi non noti, gli eredi rifiutano le prime due versioni dei quadri.

Da quel momento in poi, i quadri iniziano a passare di mano in mano. Arrivano in Spagna, transitano per Genova e infine ritornano a Roma.

La prima versione della crocifissione di San Pietro è andata perduta per sempre. L’altro quadro è conservato ancora oggi nella collezione privata della famiglia Odescalchi.

La conversione di San Paolo

Sulla parete destra della cappella Cerasi oggi compare la seconda versione su tela della

  • Conversione di San Paolo

dipinta tra il 1600 e il 1601.

Il tesoriere papale Tiberio Cerasi aveva scelto direttamente i soggetti dei quadri. Questi dovevano raffigurare San Pietro e Paolo in quanto emblema e cardine del Cristianesimo. In tal modo i pellegrini provenienti da nord, appena entrati in città, potevano imbattersi da subito nella raffigurazione sacra dei due padri della Chiesa.

Oltra ad arricchire la chiesa con due celebri opere di Caravaggio a Roma, nelle tele il pittore compie una citazione aperta e dotta.

Appena giunto a Roma, il Merisi ha modo di girovagare per la città così da riempirsi gli occhi con le pennellate dei suoi predecessori. In questo girovagare, sicuramente avrà avuto modo di osservare e studiare la cappella Paolina in Vaticano, la cappella privata dei papi.

Qui, ancora oggi, sono visibili alcuni splendidi affreschi dell’artista omonimo del nostro Caravaggio: Michelangelo Buonarroti.

La conversione di San Paolo dell’artista fiorentino è sicuramente più concitata. Piena zeppa di quei corpi scultorei e torniti che sono una delle sue maggiori cifre stilistiche. Ma quel cavallo ritratto di spalle nell’affresco della Paolina rimane impresso in maniera indelebile negli occhi del Caravaggio.

Michelangelo paolina conversione di saulo
"La Conversione di Saulo" di Michelangelo Buonarroti#googleimages

Il quadro del Merisi, in una atmosfera cupa e angosciosa all’interno di una stalla, è dominato dalla composta figura del cavallo. Un cavallo che mostra fiero il suo sedere mentre lo stalliere lo tiene per le briglie.

Paolo, a terra e con le mani alzate, è colto in una rappresentazione fortemente scorciata funzionale alla visione in diagonale del dipinto

La luce rarefatta, emblema delle composizioni di Caravaggio, piove dall’angolo in alto a destra ed investe Paolo per simboleggiare la sua folgorazione divina.

Caravaggio La conversione di San Paolo
"La Conversione di San Paolo" del Caravaggio#googleimages

La crocifissione di San Pietro

Sul lato sinistro della cappella Cerasi sempre negli stessi anni, il Merisi dipinge la:

  • Crocifissione di San Pietro.

Negli occhi di Caravaggio rimane scolpita anche la composizione dell’affresco della crocifissione di San Pietro sempre del Buonarroti e sempre nella cappella Paolina.

Sia nell’opera del fiorentino che del lombardo viene rappresentato il momento in cui dei loschi figuri stanno per issare il santo inchiodato alla croce.

Sulla croce, sulla tela in linea diagonale, Pietro è con la testa all’ingiù perché non degno di essere crocifisso allo stesso modo di Gesù.

Nel quadro del Caravaggio, oltre all’onnipresente luce radente, alle ombre e ai toni scuri, anche qui il “soggetto” primario della composizione è un sedere.

Questa volta, in contrapposizione a quello del cavallo sull’altro lato della cappella, il fondoschiena appartiene ad uno dei bruti. Colto nel momento esatto in cui sta per sollevare sulle sue spalle la pesante croce con il santo.

"La Crocifissione di San Pietro" del Caravaggio#googleimages

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

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