21 aprile 753 a.C.: la fondazione di Roma I dati storici al di là del mito

Ognuno dei due scelse un luogo diverso su cui fondare la città. Infatti, l’idea di Romolo era di colonizzare il Palatino [...]. Invece a Remo sembrava opportuno colonizzare quel luogo che da lui prende il nome di Remoria

Nell’articolo che inaugura la sezione Cronache dall’Antico abbiamo deciso di affrontare un evento molto noto:

  • la Fondazione di Roma.

Partendo dalla leggenda di Remo e Romolo analizzeremo il significato del mito e daremo fondamenta archeologiche all’origine di Roma.

Che cosa comportò il rito della fondazione? Perché Romolo uccise Remo? Chi erano i primi abitanti?

Che valore ha il 21 aprile del 753 a.C. come Natale di Roma?

Alla luce delle scoperte archeologiche, ciò che appare chiaro è l’esistenza di una proto-città già ai tempi di Romolo.

Quindi Roma non nasce dal nulla! Ma allora, perché si parla di fondazione?

ricostruzione palatino fondazione roma
Il territorio di Roma al tempo della Fondazione#googleimages

La fondazione di Roma: la cosiddetta Roma Quadrata

21 aprile 753 a.C., Palatino.

È quasi l’alba e Romolo esce dalla capanna in cui abita.

Dopo aver offerto un sacrificio agli dei, si accinge a compiere i riti necessari ad ottenere la benevolenza divina.

È intenzionato a far scendere sul Palatino l’augurium (da augere, aumentare), ossia la benedizione degli dei.

Così, brandendo un bastone rituale detto lituus, traccia simbolicamente nel cielo i limiti di un’area quadrangolare.

Poi, riporta l’area disegnata, detta templum, sulla terra in modo da farla coincidere con i quattro angoli del Palatino.

Quindi, ne segna i limiti infiggendo in terra pietre terminali, ossia immagini aniconiche del dio Terminus. Queste vanno a tracciare un perimetro che costituisce il cosiddetto pomerium o limite continuo dell’area sacra.

Ora è pronto a dare inizio ad un altro rito, quello del sulcus primigenius.

Romolo aggioga ad un aratro un toro e una mucca e traccia un solco tutto intorno il Palatino, poco più a valle del pomerium.

Il solco viene marcato con altre pietre terminali. Queste saranno inglobate nella costruzione delle mura romulee, poste al di sopra del solco. Ciò renderà le mura inviolabili e sacralizzate.

Roma è stata fondata! Lo spazio sacro tracciato da Romolo la separa dal territorio circostante e la pone sotto la benevolenza divina.

Nasce la cosiddetta Roma Quadrata, attributo dato dalla forma vagamente quadrangolare del primo insediamento.

I riti del 21 aprile 753 a.C. si concludono con il sacrificio del toro e della vacca rivolgendo una preghiera a Giove, Marte e Vesta. Queste sono le divinità a cui verosimilmente erano dedicate le tre porte delle mura romulee.  

Si conclude così il primo giorno della storia di Roma, secondo l’interpretazione dell’archeologo Andrea Carandini.

La Roma Quadrata#da A. Carandini, 2012

Cosa narra la leggenda?

Remo e Romolo provenivano dalla città di Alba Longa.

Erano i nipoti del re Numitore e i figli gemelli della sacerdotessa della città, Rea Silvia, e del dio Marte.

Il re Numitore fu spodestato dal proprio fratello, Amulio, che si impose come tiranno. 

Temendo che la stirpe di Numitore potesse un giorno rivendicare il trono, ordinò l’uccisione di Rea Silvia e dei gemelli.

Remo e Romolo, per ordine di Amulio, furono adagiati ancora in fasce in una cesta e affidati alla corrente del Tevere.

Più a valle, la cesta si arenò nella zona detta del Velabro, tra Palatino e Campidoglio. Qui i vagiti dei gemelli attirarono una lupa che si mise ad allattarli.

In seguito furono ritrovati dal pastore Faustolo che li crebbe nella sua capanna sul Palatino, insieme alla moglie Acca Larentia.

L’epilogo

Una serie di eventi e coincidenze condusse Remo e Romolo alla conoscenza delle loro origini. Così, uccisero Amulio e restituirono il potere al nonno Numitore.

Da questo ricevettero l’autorizzazione a fondare un abitato nel luogo dove erano stati allevati. Tra loro, però, nacque un dissidio su chi dovesse essere il fondatore.

In quanto discendenti dei re di Alba Longa, avevano il privilegio di interrogare il volere di Giove.

Erano quindi custodi di quell’arte divinatoria che permetteva di entrare in contatto con gli dei osservando il volo degli uccelli o altri fenomeni naturali. Questa pratica fu comune nell’antica Roma e i sacerdoti che ebbero tale ruolo erano detti augures.

Così, consultando il volere divino, avrebbero decretato chi sarebbe stato il re e dove fondare l’abitato.

Se fosse stato scelto Remo la sua città, Remoria, sarebbe sorta sull’Aventino o non distante da esso. Romolo, invece, aveva prescelto il Palatino. A tale momento si riferisce la citazione riportata all’inizio.

La tradizione vuole che osservando il volo degli uccelli Romolo abbia avuto un auspicio più favorevole di Remo.

Per questo venne riconosciuto re dai suoi seguaci. Come tale, scelse di fondare la città sul Palatino il 21 aprile del 753 a.C. e di chiamarla Roma, dal suo stesso nome. Infatti, Romolo e Roma hanno una radice in comune.

Ciò che segue, cerca di dare un fondamento storico al mito basandosi su dati storici e archeologici. Non bisogna però mai dimenticare che quando si parla di Romolo, non si fa riferimento ad una figura storicamente accertata.

Ciò che il mito omette

Il sito di Roma, in particolare il Campidoglio, è stato abitato stabilmente da popolazioni indigene sin dal 2000 a.C. circa.

Successivamente, tra 900 e 800 a.C., alcune comunità Latine si insediano nello stesso territorio. Queste diedero inizio ad una fase che gli storici definiscono pre-urbana: le comunità si organizzarono in villaggi sparsi sui diversi colli.

Il popolo dei Latini occupava grossomodo l’area compresa tra la costa del Circeo e i fiumi Tevere e Aniene.  Questi li separavano rispettivamente dagli Etruschi e dai Sabini.

La metropoli di questi Latini era Alba Longa posta nella zona dei Colli Albani (secondo alcuni Alba Longa sarebbe identificabile con Castel Gandolfo). Sulla cima del Monte Albano, oggi Monte Cavo, si venerava Giove Laziare, somma divinità del Lazio antico. 

A partire dal 850 a.C. potrebbe aver avuto inizio una fase più complessa. Nell’area che occuperà la futura Roma, i villaggi Latini preesistenti, si fondono in una realtà unitaria. Si forma così una proto-città che prende il nome di Septimontium.

Romolo era quindi un Latino originario di Alba Longa ma che era cresciuto nell’area del Septimontium.

Il 21 aprile 753 a.C. aveva fondato Roma sul Palatino creando, così, un abitato distinto dal Septimontium.

Dal nuovo insediamento, iniziò ad allargare la sua egemonia su tutto il territorio circostante.

Roma non nasce dal nulla

Per la fondazione di Roma, si parla spesso di sinecismo tra villaggi già esistenti. In realtà, questo processo di aggregazione potrebbe aver avuto luogo già prima di Romolo.

Quindi, la fondazione di Roma è un processo di cambiamento socio-politico che si pone in contrapposizione con il Septimontium.

La novità della fondazione sta nell’inizio di una nuova forma di organizzazione e di governo.    

Il 21 aprile 753 a.C. è la data che gli storici antichi hanno simbolicamente scelto per indicare la fondazione di Roma come regno autonomo. Quindi, si tratta dell’inizio di un tempo e di un insediamento, nuovi, rispetto a quanto c’era prima.

La leggenda della fondazione di Roma non nomina mai il Septimontium, nonostante sia una realtà archeologicamente provata.

Il motivo è che per la storiografia antica Roma doveva nascere dal nulla. In questo modo l’impresa di Romolo sarebbe apparsa come un miracolo, il miracolo dell’ideazione simultanea dei riti, dei culti e delle istituzioni di Roma.

L’impresa di Romolo

Romolo da inizio a quei riti e a quell’organizzazione urbana che saranno il fulcro della Roma dei secoli successivi.

È in questa fase che si mette in atto la prima sistemazione dell’area del Foro-Campidoglio come centro politico-religioso.

Infatti, subito “fuori” le mura della Roma Quadrata nasce il forum (campo “fuori le mura”).

Qui, alle pendici del Palatino, si organizza il Santuario della dea Vesta che sarà parte integrante dell’area forense. In questo complesso abiterà anche il re prima della costruzione, nella stessa area, della Regia.

Secondo l’archeologo A. Carandini, gli scavi recenti hanno evidenziato come il Santuario di Vesta, nella sua prima fase, debba datarsi a partire dagli anni 775-750 a.C.

Quindi l’istituzione di questo culto è da attribuire a Romolo e non al secondo re, Numa, come si riteneva in passato.

Al periodo 750-700 a.C., ancora al tempo di Romolo, si riferisce l’istituzione del culto civico di Giove Feretrio sul Campidoglio.

Alla fine di questo arco di tempo, o poco dopo, viene realizzata la prima pavimentazione in ciottoli del foro. Si assiste anche alla creazione del Santuario di Vulcano (Volcanal), luogo dove inizialmente si riuniva il consiglio regio.

A questi si aggiunge, secondo la tradizione, il Comizio (l’assemblea popolare) che sorge accanto al Volcanal

Abbiamo sin dal principio la città (sul Palatino) ma anche lo Stato (nell’area Foro-Campidoglio).

Quindi, al di là della possibile esistenza storica di Romolo, è nel VIII-VII sec. a.C. che si creano le istituzioni cardine di Roma. Il re è assistito e limitato da un ordine sacerdotale, un consiglio regio e un’assemblea popolare.

Il re detiene la sovranità, i poteri minori la temperano: è la cosiddetta Constitutio Romuli.

Questo tipo di potere si configura come il prototipo di una monarchia costituzionale e, quindi, delle democrazie occidentali.

La capanna di Romolo

Nell’angolo sud-ovest del Palatino, uno scavo condotto nel 1948 ha messo in luce i resti di tre capanne scavate nel tufo della collina. Queste si datano intorno al 750 a.C.

casa romuli capanna di romolo palatino
Ricostruzione della cosiddetta capanna di Romolo#googleimages

La più grande ha una forma grossomodo ovoidale con sei fori lungo il perimetro che servivano a sostenere altrettanti pali. Questi erano i supporti delle pareti fatte di strame e fango. Il tetto, invece, poggiava su un grande palo centrale del quale resta il foro.  

Non si sa, però, se sia proprio questa la capanna che le fonti attribuivano a Romolo.

La Casa Romuli, citata dalle fonti, si trovava sicuramente in quest’area. Si tratta del luogo dove i Romani, nel corso dei secoli, celebrarono funzioni religiose in onore del fondatore.

Che valore ha l’uccisione di Remo?

Come detto, con la cerimonia dell’augurium del 21 aprile, il Palatino veniva elevato rispetto agli altri colli e i limiti del pomerium divenivano sacri e inviolabili. 

Remo, in preda alla collera nel vedere il suo progetto di gloria eclissato, decise di violare le mura romulee e, quindi, la loro sacralità.

Questo evento, secondo la tradizione, avvenne sulle pendici del Palatino, nel punto dove oggi si trova l’arco di Tito.

Chiunque avesse violato o spostato pietre terminali si macchiava di atto empio e doveva essere allontanato dalla comunità o ucciso e offerto alle divinità.

L’uccisione di Remo agli occhi dei Romani appariva come un sacrificio necessario. L’atto empio di Remo doveva essere espiato con il sangue così da ristabilire la benevolenza divina che era stata turbata.

Così il messaggio diventava forte e rassicurante per gli abitanti della neonata Roma: sarà punito chiunque attenti alla città e ai suoi abitanti.

È questo un monito potente per tutti i nemici di Roma.

Chiudi il menu

“L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità.”
Pablo Picasso

Tra pochi minuti riceverai la mail con la Guida ai Siti Unesco d’Italia

Ps. Se non la trovi ricordati di controllare nella cartella Spam

Scarica la guida completa ai siti unesco d'italia